Convicted of planning and perpetrating terror attacks

 Non devo fare, per i libri che leggo, una critica o una  recensione o un commento. Ho in mente, sempre, liberamente, di fissare quello che mi colpisce o perché ritengo che sia talmente importante da non poter essere tralasciato nel mio piccolo contenitore, o perché il ricordo di avvenimenti passati non mi abbandona. 

Sfoglio le pagine del libro di Manfred Gerstenfeld, mi soffermo qua e là, ed ecco ritrovo l’infamia della prigionia di Gilad Shalit, non ultima tra le più grandi infamie  mai compiute nella storia, una prigionia quasi come morte. Gilad 1

Gilad Shalit

 In October 2011, at the time of the exchange of Shalit for 1027 Palestinian detainees including 280 convicted of planning and perpetrating terror attacks, the expression “prisoner exchange” was used frequently.

One organization that spoke of prisoner swap was Amnesty International. In their press release titled “Israel-Hamas prisoner swap casts harsh light on detention practices all sides”, Malcom Smart, Amnesty’s Middle East and North Africa director, stated, “This deal will bring relief to Gilad Shalit and his family after an ordeal that has lasted more than five years. Many Palestinian families will feel a similar sense of relief today when they are reunited with their relatives, many of whom have spent decades under harsh conditions in Israeli detention”.

Si tralascia di ricordare, nelle parole del direttore di Amnesty, che Gilad Shalit non potè far avere notizie di sé ai propri familiari né ricevere, in più di cinque anni, la visita della Croce Rossa.  E non si tiene conto, soprattutto, della differenza che intercorre tra soldati dell’esercito israeliano e membri di un’organizzazione terroristica come Hamas.

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Gilad Shalit, per più di cinque anni, tra il 2006 e il 2011, prigioniero di Hamas

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Manfred Gerstenfeld, The struggle against the delegitimization of Israel and the Jews, and the growth of new anti-semitism

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Informazioni su Velia Loresi

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