Dovunque ci siano morti ebrei

 A Tel Aviv, in Dizengoff Street su un autobus pieno di ebrei religiosi o davanti alla Borsa dei Diamanti o tra i tavolini del caffè A propos; e a Netanya, davanti al centro commerciale Hasharon; a Gerusalemme, in Jaffa Street, la strada dove si trovano empori, negozi di artigianato ebraico, caffè, ristoranti, pizzerie.
Dappertutto, dopo un attentato, accorre Zaka, l’organizzazione fondata da Meshi Zahav e composta da ebrei ultraortodossi i quali, indossando gilet gialli e muovendosi in scooter, ricompongono i corpi dei morti e ricercano anche i più piccoli frammenti.

Logo di ZakaLogo di Zaka
Zaka ha sede in un piccolo garage condominiale, vicino alla stazione degli autobus di Gerusalemme. Tra i 1500 volontari ci sono anche 150 sommozzatori, tutti laici. I kamikaze palestinesi, l’11settembre e New Orleans sotto Katrina, lo tsunami asiatico e le bombe di Mumbai. Dovunque ci siano morti ebrei c’è Zaka.
Meshi è venuto anche a Roma, per identificare le catacombe ebraiche. “Nei tunnel di Villa Torlonia ho toccato teschi di uomini che avevano avuto rapporti con il secondo tempio, un’emozione cosmica”.
La cura dei morti, afferma Meshi, è “far sorridere Dio”.

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Giulio Meotti, Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele

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