Un segnale di sottomissione del mondo occidentale

4 giugno 2009: il presidente Obama parla all’ università Al-Azhar, al Cairo, centro dell’Islam sunnita, e illustra il suo progetto di avvicinamento all’ Islam definito una religione di pace, tolleranza e progresso. Tace, il presidente, sulla condizione delle donne, sulla persecuzione delle minoranze, sulla mancanza di libertà individuale. Obama 4 giugno 2009Nel suo discorso al Cairo all’Università Al-Azhar, Obama afferma che America e Islam non sono realtà contrapposte ma che, al contrario, possono essere sovrapposte poiché, secondo il suo parere, condividono valori di giustizia, progresso, tolleranza.

La sua politica mediorientale è frutto delle sue convinzioni, del suo approccio culturale e ideologico. Prima, durante le Primavere, ha persino cercato di aprire le porte della diplomazia internazionale ai Fratelli Musulmani, che non nascondono il loro progetto di islamizzazione. Ma il grande tsunami mediorientale sembra non perdonare nessuno, sia dalla parte dell’Isis sia dalla parte delle mire egemoniche iraniane. Obama è convinto, come del resto anche l’Europa, che un atteggiamento di scusa e comprensione sia il primo passo per il dialogo. Ed è naturale che sia così. Il nostro mondo è basato sul pensiero critico, che porta all’ autoanalisi e anche all’ ammissione delle proprie colpe. Ma nella cultura politica islamica il mea culpa è da interpretare come un segnale di sottomissione del mondo occidentale e infedele.
Per Fiamma Nirenstein, il multiculturalismo non può portare all’Islam moderato e può contribuire solo  far crescere l’integralismo: i giovani, attratti dalla predicazione nelle moschee, scelgono la sharia e la jihad.

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Fiamma Nirenstein, Il Califfo e L’Ayatollah. Assedio al nostro mondo

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Informazioni su Velia Loresi

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