Solo un cavallo di Troia

A Gerusalemme, afferma Fiamma Nirenstein, si finisce sempre per cercare, cordialmente, un contatto col nemico, almeno fino a che la realtà non prende di nuovo il sopravvento. Racconta di quando si recò ad intervistare Feisal Husseini, nipote del Gran Mufti Amin al-Husseini.
Feisal Husseini, oltre a essere nipote di suo zio, il mufti nazista, era un bel nobiluomo. Era anche quello che dal Kuwait in un’intervista dichiarò che tutto il processo di pace che trattava di “land for peace”, terra in cambio di pace, non era che un cavallo di Troia. La questione era ideologica, basilare: o noi o loro, Israele doveva sparire, e la trattativa sulla terra era il primo passo in una strategia fatta di stadi.                                                                                              Un cavallo di Troia, proprio così disse. La dichiarazione fece grande rumore, segnò il passaggio della popolazione araba gerusalemitana a una dimensione religiosa e non territoriale.

Cavallo di Troia utilizzato nel film Troy Cavallo di Troia utilizzato nel film Troy
Fiamma ricorda di aver visto, durante l’intervista, il ritratto col fucile e la kefiyyah bianca del padre di Feisal, ucciso al Castel.
C’era di certo anche qualche ritratto, anche se non lo ricordo, dello zio Hajj Amin al-Husseini, quello nazista, appunto, che aveva forgiato con Hitler un patto che impegnava i tedeschi, una volta vinto a El-Alamein (e invece persero, per fortuna), a procedere all’eliminazione degli ebrei “secondo gli stessi metodi utilizzati in Europa”.
 Gran Mufti e HitlerIl Gran Mufti Hajj Amin al-Husseini e Hitler

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Fiamma Nirenstein, A Gerusalemme

A Gerusalemme

 

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