Ci sentiamo animati da nuova forza

Il progetto della sollevazione è questo: tutti devono svolgere il proprio lavoro normalmente, badando a non mostrare alcun cambiamento nel modo di comportarsi. Ognuno conosce con esattezza il proprio compito che gli è stato assegnato in base al luogo dove si trova a lavorare. Il piano prevede che due colpi d’arma da fuoco provenienti dal primo campo segneranno l’inizio della rivolta. Siamo tutti pronti. Alcuni compagni devono dare fuoco alle camere a gas. Altri devono uccidere le SS e gli ucraini, e prenderne le armi. Quelli che lavorano nelle vicinanze delle torrette di guardia devono tentare di allettare gli ucraini offrendogli dell’ oro.

Treblinka, fossa comune, 1943 (1)Treblinka, fossa comune, 1943
La narrazione della rivolta nel campo di Treblinka mi spinge a leggere altre informazioni per approfondire lo scenario del luogo in cui tutto si svolge.
Nel 1941 onde evitare tutti gli inconvenienti derivati dalle esecuzioni dirette da parte delle Einsatzgruppen viene creato il campo di sterminio Treblinka 1.
Nel luglio 1942 diventa operativo il campo di sterminio Treblinka 2: si trova a 80 Km a nord-est di Varsavia in una zona scarsamente popolata e circondata da boschi, ed è ben collegato con la rete ferroviaria di buona parte dell’Europa.
Si scavano enormi fosse per seppellire i cadaveri ma quando vengono scoperte le fosse di Katyn, Himmler stesso dà l’ordine di disseppellire i resti per incenerirli.
I prigionieri vengono a sapere della rivolta nel ghetto di Varsavia e decidono di tentare una ribellione. Alla fine della guerra solo poche decine di essi sono ancora in vita; tra questi Yankel Wiernik, autore del libro Un anno a Treblinka.

Yankel WiernikYankel Wiernik, autore di Un anno a Treblinka
La mattina del 2 agosto (1943) il tempo è magnifico. Il sole brilla, siamo pieni di coraggio. Nonostante la paura siamo felici di quello che succederà. I nostri visi sono sorridenti. Ci sentiamo animati da nuova forza, più vivi. Ci rechiamo al lavoro con gioia e chiediamo a tutti di non lasciar trasparire nulla.
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Chil Rajchman, Treblinka 1942-1943. Io sono l’ultimo ebreo

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