Non parlare, sforzati di stare chino

Rajchman, nel campo di Treblinka dove è prigioniero chiama i suoi carcerieri assassini. Che è poi la definizione giusta per quelli di allora, come per i loro eredi attuali, quelli che si sono fatti saltare in aria nei ristoranti o negli autobus; quelli che hanno gettato razzi sulle case al di là del confine non consentendo in questo modo agli abitanti di vivere normalmente la quotidianità; quelli che, ora, accoltellano a caso per strada. Sono assassini.
Nel campo molti hanno capito la sorte che li attende, solo alcuni riescono a sfuggire. Tra questi è Rajchman che ha l’incarico di tagliare i capelli alle donne.

Treblinka, panorama con le vecchie camere a gasTreblinka, panorama con le vecchie camere a gas (dal sito: deathcamps.org)
Cominciamo a lavorare. Di fronte a me c’è il mio amico Leybl. Ispezioniamo ogni capo il più attentamente possibile. Di fronte a noi c’è un prigioniero che lavora in questo posto già da qualche giorno. Voglio informarmi su quello che avviene qui, perché, a parte il fatto che vedo i vestiti –ciò che rimane delle sventurate vittime- ancora non mi rendo conto fino in fondo di ciò che accade. Mi consiglia: Non parlare, sforzati di stare chino e di non raddrizzarti perché ti becchi subito una frustata.
Il pensiero di Chil va alla sorella Rivke che fino a poco fa era in vita. Anche Leybl pensa ai fratelli e alle sorelle.
Vi prego, ditemi che cosa ci fanno? Siamo spacciate?”
Piange e mi chiede se è una morte dolorosa, se dura a lungo, se si viene gasati o fulminati…
Non le rispondo. Lei insiste, mi supplica di dirglielo, tanto sa di essere perduta. Ma io non riesco a confessarle la verità, e la conforto.

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Chil Rajchman, Treblinka 1942-1943. Io sono l’ultimo ebreo

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