La ragione, generando mostri, pare essersi addormentata

Come mai, si chiede Pierluigi Battista, l’ostilità, l’indignazione sono diretti in maniera univoca nei confronti di Israele? Perché questa mentalità diffusa che fa sembrare una moda appetibile l’indossare una kefiah palestinese avendo quasi la sensazione di fare la cosa giusta, di seguire una causa buona?
…quella mentalità diffusa che ha fatto in questi anni e in questi decenni del Palestinese non un’entità storica, ma l’incarnazione, il paradigma, il simbolo della Vittima. L’emblema del reietto, la sintesi di tutti i “dannati della terra”. Il popolo per antonomasia che carica su di sé tutte le sofferenze, le atrocità, le angherie che i popoli oppressi subiscono. Un simbolo che necessariamente conduce al suo contrario, all’ altro protagonista di questo dramma più cosmico che storico, più ideale che reale e concreto: la figura, l’incarnazione, il paradigma del persecutore.

 E se ha preso piede una colossale sciocchezza sulla vittima di “ieri” che si trasforma nel carnefice di “oggi” è perché tu, voi antisionisti avete trovato motivo di rassicuranti certezze in questa rappresentazione grottesca del Bene e del Male che si scontrano in una contesa universale, dove la vittoria dell’uno non può che comportare la rovina dell’altro. 

pierluigi_battista giornal scritt codutt televPierluigi Battista, giornalista, scrittore, conduttore televisivo 

Questa ostilità, afferma l’autore della “Lettera a un amico antisionista”, è quasi universale. 

Lo può constatare anche un non ebreo filosionista come me. Che ancora non riesce, con tutti gli sforzi e la buona volontà, a capire il perché. Ma si ostina, anche con una lettera come questa, a cercare una ragione dove la ragione, generando mostri, pare essersi addormentata da parecchio tempo.

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Pierluigi Battista, Lettera a un amico antisionista

Pierluigi Battista Lettera a un amico antisionista

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