Un progetto ben definito

L’orrore, le uccisioni brutali, la persecuzione delle minoranze  servono allo stato Islamico a mantenere un rigido controllo della società. È la rappresentazione dell’inferno quella che fa Maurizio Molinari soprattutto quando descrive il trattamento subito da donne, bambini, minoranze sciite.
Accanto a questo, c’è la ricerca del consenso attraverso programmi sociali finanziati dalle entrate provenienti dalla vendita di greggio.

Raqqa in SiriaRaqqa, in Siria, quartier generale dello Stato Islamico
Sarebbe dunque un’eccessiva semplificazione limitarsi a descrivere l’Isis come un gruppo di spietati sanguinari. Si tratta, invece, di un progetto ben definito per realizzare una società islamica retta dal potere assoluto.
Anche l’esercito, nonostante la ferocia richiami le orde di Gengis Khan, appare come una struttura militare ben organizzata con efficienti centri di comando e, sempre, il Califfo in cima alla piramide.
In questo scenario descritto da Maurizio Molinari, acquistano nuova importanza le tribù sunnite che stanno riguadagnando il ruolo strategico che ebbero alla fine dell’Impero Ottomano.
Le tribù sono state sempre pronte a seguire i propri interessi: fino al 2003, è stato Saddam Hussein a garantire loro entrate e privilegi. Poi è stata al-Qaida a convincerle a collaborare attraverso corruzione e terrore. Il generale americano David Petraeus con i suoi 20.000 marine fece costruire strade e scavare pozzi riuscì a siglare degli accordi e a sconfiggere i jihadisti.
Quando gli Stati Uniti si sono ritirati nel 2011, nel vuoto di potere si è inserito, facendo ricorso alla violenza più spietata, Abu Bakr al-Baghdadi.

Anbar

…è nell’ Anbar iracheno che l’ Isis vede le tribù sunnite aggregarsi attorno al progetto più avanzato, con il Califfo Ibrahim che esercita la propria supremazia dalla Siria Orientale all’ Iraq occidentale seguendo il corso del Tigri e dell’Eufrate, ovvero i grandi fiumi che significano energia, vita e in ultima istanza potere in quest’ area del pianeta.
L’ Isis cerca di assicurarsi il controllo di questi luoghi in cui la gestione delle risorse è prioritaria.
Contro le tribù jihadiste gli armamenti degli eserciti tradizionali servono a poco: il Pentagono adopera gli F-18 per eliminare “tubi usati come mortai” sulla diga di Mossul, gli egiziani schierano brigate corazzate contro le tribù beduine nel Sinai, i francesi ricorrono al Mirage contro i trafficanti del Sahel e gli israeliani hanno bersagliato Hamas e salafiti a Gaza con gli F-16 ma i risultati ovunque, sul piano militare, sono stati assai scadenti.

Mossul, diga

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Maurizio Molinari, Il Califfato del Terrore. Perché lo Stato Islamico minaccia l’Occidente

Il Califfato del terrore

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