I pilastri

Prendo appunti, traccio linee, segno le pagine di riferimento, consulto cartine geografiche, cerco di orientarmi nel complicatissimo intreccio di nomi, date, paesi, avvenimenti narrati in “Il Califfato del terrore” di Maurizio Molinari.
Per fare ordine, mi soffermo su tre elementi importantissimi, definiti i pilastri alla base della volontà di ritorno all’ Islam delle origini.
Innanzitutto, BILAD AL-SHAM.
A Maan, in Giordania, Molinari intervista Mohammed Saleh Jahar, portavoce della città e docente all’università Bin Talal: Bilad al-Sham, fino al 1916, riuniva i territori da Baghdad a Haifa ed era una delle tre nazioni arabe assieme a Hegiaz, che coincideva con la Penisola arabica, e all’Egitto, nazione guida del Maghreb.
La galassia dei gruppi islamici locali è la cartina al tornasole di quanto sta avvenendo in Giordania e altrove. “I Fratelli Musulmani sono un partito di opposizione, ostile al governo ma pragmatico e intenzionato a operare nella legalità” spiega Mohammed Saleh Jahrar, considerato uno dei maggiori esperti giordani del jihadismo. “Poi ci sono i salafiti di Abu Sayyaf, che perseguono l’edificazione di una società basata sulla sharia, e quindi i salafiti jihadisti che predicano la lotta armata puntando al Califfato”.

iraq siria israele libano giordania autorità palestineseUna cartina in cui appaiono Iraq, Siria, Israele, Libano, Giordania, Autorità palestinese, territori che il Califfato rivendica per la rinascita di Bilad Al-Sham (solo dopo qualche tentativo  ho trovato una cartina in cui ci fosse anche Israele)

Ancora, tra i pilastri del ritorno all’Islam delle origini, c’è il CALIFFATO
Il 4 luglio 2014, nella moschea di Mosul, Awwad Ibrahim Ali Muhammad al-Badri si proclama primo successore di Maometto, prende il nome di Abu Bakr al-Baghdadi e diviene leader dello Stato Islamico.
Con ben chiaro in mente l’obiettivo di imporsi su ciò che resta di al-Qaida, dopo l’uccisione di Bin Laden da parte dei Navy Seals americani, per assumere la guida della galassia jihadista.
Se al-Zarqawi ha gettato le basi dello Stato Islamico e Abu Omar al-Baghdadi l’ha perseguito nel periodo di massima pressione militare da parte di sciiti e americani, tocca ora a Abu Bakr al Baghdadi portare a compimento l’obiettivo della rinascita del Califfato.
Infine, la MALVAGITÀ CALCOLATA richiede il ricorso alla violenza più brutale e sanguinaria, alle decapitazioni, alle amputazioni, alle esecuzioni di massa.
La decapitazione sposta il focus del terrore dalla massa all’ individuo” spiega Shashank Joshi, (Royal United Services Institute di Londra) “considerando la dissacrazione del corpo più terrorizzante di un eccidio provocato da una bomba”.
Ad aver teorizzato questa forma di violenza è Abu Bakr Naji, considerato il capo della propaganda di al-Qaida sotto Bin Laden, nel volume Gestione della malvagità, pubblicato nel 2004 sul magazine online “Sawi al-Jihad”.
Il libro sostiene la necessità di “creare e gestire risentimento e violenza per moltiplicare le opportunità di reclutamento nel lungo termine” con una “strategia capace di rivelare la fondamentale incapacità delle grandi potenze di sconfiggere i jihadisti”.
“La malvagità può consentire ai jihadisti di conquistare sostegno popolare e di far rispettare la sharia sui territori dove nascerà il Califfato” scrive Abu Bakr Naji, con un riferimento diretto allo stesso progetto statuale sostenuto da al-Baghdadi.

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Maurizio Molinari, Il Califfato del terrore. Perché lo Stato Islamico minaccia l’Occidente

Il Califfato del terrore

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