Non sappiamo spiegare

Sappiamo tutto su come si svolsero i fatti: i meccanismi, le tappe, le cause vicine e remote, i risvolti sociali e politici dell’evento; ma non sappiamo spiegare perché centinaia di migliaia di persone siano state oggetto di un brutale assalto dopo essere state disprezzate, umiliate, dileggiate nella loro personalità e umanità da centinaia di migliaia di altre persone che poggiavano le loro certezze su un castello ideologico di false credenze, su un’etica determinista senza fondamento scientifico.                                       Eppure quella logica fu tanto conseguente anche in Italia da andare a pescare (un caso sugli altri 7.578, tanti sono gli ebrei identificati arrestati in Italia) un buon padre di famiglia, onesto quanto innocente, in uno sperduto paese del cuneese e buttarlo nel vortice della Shoà.

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Quando ho iniziato questa avventura, (la conoscenza di quegli avvenimenti che restano ancora per me incomprensibili) non immaginavo quanto lungo sarebbe stato il cammino. Quante emozioni, e la rabbia, l’indignazione e lo sgomento al solo pensiero che alcune cose possano essere accadute senza che qualcuno (qualcuno ci fu, penso al dottor Giovanni Borromeo e alla sua falsa diagnosi di morbo di K per alcuni pazienti, di cui ho saputo solo ieri sera guardando Voyager alla televisione. Pochi altri) muovesse un fiato. Inizio con “Non c’è ritorno a casa” del neurologo Davide Schiffer un nuovo momento di conoscenza, con grande rispetto e commozione per le sofferenze causate da quegli eventi (e ideologie) funesti.

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Davide Schiffer, Non c’è ritorno a casa…Memorie di vite stravolte dalle leggi razziali (dalla prefazione di Liliana Picciotto)

1 Non c'è ritorno a casa

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