Non fece niente per intervenire

Se Benedetto XV non avesse mandato il dotto prelato alla nunziatura di Varsavia nel 1918, l’intera storia della Chiesa nel ventesimo secolo avrebbe potuto essere diversa. Perché fu sulla base dei tre anni trascorsi a Varsavia che Ratti fu nominato arcivescovo di Milano e poi cardinale nel giugno 1921. Solo sette mesi più tardi veniva eletto papa, assumendo il nome di Pio XI.
Gli ebrei alla fine dell’Ottocento costituiscono un decimo di tutta la popolazione polacca: essi hanno notevolmente contribuito allo sviluppo dell’economia della Polonia.
Quando nel 1915 l’esercito tedesco e quello austriaco invadono la Polonia, la popolazione in cerca di un capro espiatorio lo individua negli ebrei. Essi vengono accusati di aver accolto gli invasori e vengono distrutte le loro case, le sinagoghe, i negozi.
Nel giugno 1918 quando giunge l’inviato del papa, molti cercano di influenzarne le opinioni facendo prospettare l’idea che la causa di tutti i disordini siano gli stessi ebrei. Una volta sola Ratti incontra una delegazione di ebrei. Il rabbino, grato di questa attenzione, non manca di ringraziare l’inviato del papa. Ma non si interrompono i pogrom e il papa manda un telegramma attraverso il suo segretario di stato al fine di chiedere informazioni.
La reazione di Ratti è rivelatrice. Anche se in molte zone della Polonia gli ebrei venivano uccisi, le loro case erano bruciate e rase al suolo e il papa stesso aveva chiesto di occuparsi del benessere degli ebrei, Ratti non fece niente per intervenire. L’esame delle sue attività nei mesi successivi rivela che al contrario fece di tutto per bloccare qualsiasi azione del Vaticano mirante a scoraggiare le violenze.

Achille Ratti                                    Achille Ratti
Ratti, il futuro papa Pio XI, afferma che la causa delle violenze sono gli ebrei stessi. Riguardo ai pogrom, riferisce che, poiché dei disertori uniti a bande locali saccheggiano i negozi e poiché i negozi appartengono prevalentemente a ebrei, ecco che questi saccheggi assumono una connotazione antisemita.
Nel documento del luglio 1921, ”La situazione in Polonia. I pogrom antisemiti” inviato al segretario di stato Gasparri, il futuro Pio XI appare del tutto indifferente alla violenza contro gli ebrei e non fa nulla per confutare la teoria che gli omicidi siano causati dagli ebrei stessi.
Ratti lascia la Polonia nel 1921 ed è nominato arcivescovo di Milano. A Varsavia rimane il suo assistente monsignor Ermenegildo Pellegrinetti. Questi è incaricato di preparare una relazione sulla missione di Ratti in Polonia: sarà la “Relazione finale della Missione di Mons. Achille Ratti in Polonia”.

Ermenegildo Pellegrinetti                                          Ermenegildo Pellegrinetti
L’Editrice Vaticana ha pubblicato nel 1990 un volume dedicato alla missione di Ratti, compresa la Relazione finale di Pellegrinetti. La sezione dedicata agli ebrei è interrotta da inserti tra parentesi, a differenza di ciò che avviene nelle altre parti, pubblicate integralmente. Sollevano inquietanti interrogativi i tentativi del Vaticano di riscrivere la storia dei suoi rapporti con gli ebrei.
Nella relazione finale gli ebrei sono descritti come un’insidiosa forza estranea che corrode la nazione polacca. Quanto ai pogrom, si tratta di una calunnia nel tentativo degli ebrei di gettare discredito sulla Polonia.

Achille Ratti papa Pio XI                                  Achille Ratti, papa Pio XI
Ratti è riconoscente a Pellegrinetti per questa relazione: quando nel 1922 diventa papa col nome di Pio XI, nomina il suo ex assistente segretario di stato.
Siamo alla vigilia dell’Olocausto.

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David Kertzer, I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno

David Kertzer

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