Controllaron e regolarono le campagne antisemitiche

David Kertzer mette in evidenza come, con forza ma anche piuttosto subdolamente, con astuzia, senza mostrarsi apertamente quando questo non è strettamente necessario, l’ antisemitismo cattolico abbia, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, contribuito potentemente a preparare la scena all’ antisionismo nazista.
…nelle dichiarazioni pubbliche i papi evitarono in genere ogni menzione specifica degli ebrei, permettendo in tal modo al Vaticano di negare che la Santa Sede avesse mai avuto qualche responsabilità nei movimenti antisemitici europei.
Ma lontano dalle luci della ribalta e con l’aiuto dei loro segretari di stato i papi controllarono e regolarono le campagne antisemitiche condotte dalla stampa ecclesiastica perlopiù tramite “L’ Osservatore Romano” e “La Civiltà Cattolica”. Leone XIII dipintoLeone XIII
Leone XIII e il suo predecessore Pio IX  governano la Chiesa per più di mezzo secolo. Convinti che il posto riservato da Dio agli ebrei sia nel ghetto, lasciano una traccia profonda nella Chiesa.
Leone XIII controlla il continuo attacco della stampa cattolica e fa tutto il possibile per difendere un partito dichiaratamente antisemita in Austria, come ben risulta dai documenti conservati negli archivi. 

Tomba di Leone XIII nella basilica di San Giovanni in LateranoTomba di Leone XIII nella basilica di san Giovanni in Laterano
Alla sua morte, nel 1903, il suo successore Pio X appare alquanto più sensibile alla questione ebraica e si spinge sino a ricevere in udienza Theodor Herzl, fondatore del movimento sionista. È, tuttavia, impegnato a combattere le forze del progresso e parte di questa battaglia consiste nel creare una forte reazione all’ interno della Chiesa: l’antisemitismo è l’argomento principale di questa battaglia.
Morto Pio X, nel conclave del 1914 viene eletto papa Giacomo Della Chiesa col nome di Benedetto XV.

Benedetto XV
Era diverso dai suoi predecessori non solo per la provenienza e lo stile, ma anche per la visione del mondo e l’approccio alle cose terrene. Dopo un secolo in cui i papi, fin dalla caduta di Napoleone, non avevano fatto altro che cercare di restaurare la vecchia teocrazia cattolica, c’era finalmente un papa che aveva capito che il vecchio mondo non poteva essere riportato in auge e che la Chiesa avrebbe dovuto scendere a patti con i tempi moderni.
Con Benedetto XV la campagna antisemita sulla stampa legata alla Santa Sede viene sospesa. Egli annuncia la preparazione di un’enciclica in difesa degli ebrei e chiede alle organizzazioni ebraiche di aiutarlo ad avere, alla fine della Prima Guerra Mondiale, un posto per la Santa Sede al tavolo delle trattative. Non riesce nel suo intento.
Poi il destino prende il sopravvento.
L’arcivescovo di Varsavia ha chiesto al papa di mandare un emissario in Polonia per fare il punto della situazione. Il papa, molto preoccupato per il destino della Polonia e della sua numerosa popolazione cattolica, invia alla nunziatura di Varsavia un dotto prelato, Achille Ratti, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.

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David Kertzer, I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno

David Kertzer

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