Senza lume e senza fuoco

Annibale della Genga, divenuto papa nel 1823 col nome di Leone XII, si mette subito all’ opera per vanificare i rinnovamenti apportati da Consalvi. Sul “Giornale ecclesiastico” viene pubblicato un trattato scritto dal procuratore generale dell’ordine dei domenicani, padre Ferdinando Jabalot: gli ebrei sono considerati colpevoli di deicidio. Si ripristinano i vecchi divieti e tutti gli ebrei residenti negli Stati pontifici sono obbligati a tornare nei ghetti di Roma, Ancona, Ferrara, Cento, Pesaro, Lugo, Senigallia e Urbino. Il cardinale Tommaso Bernetti scrive una lettera al consigliere del Sant’Uffizio cardinale Olivieri, in cui riferisce delle lamentele ricevute da parte degli ebrei.

Cardinale_Tommaso_BernettiTommaso Bernetti, nell’ottobre 1828 scrive al consigliere del Sant’ Uffizio affinché vengano migliorate le condizioni degli ebrei negli Stati pontifici.
Era diventato estremamente difficile, scriveva il cardinale, per quegli “infelici” ottenere i permessi di cui avevano bisogno per condurre i loro affari fuori del ghetto. Il risultato era un crescente impoverimento degli ebrei e dei cristiani che con loro facevano affari. Ma, continuava il religioso, “quello però che più mi muove la generale commiserazione, e desta un certo fremito, è l’indiscrezione con cui sono trattati gli ebrei multati di somme non indifferenti, e dov’ essi non siano in caso di pagarle, sono per più giorni imprigionati, se si servono dell’opera di Cristiani”.
Il cardinale accennava anche alla necessità per gli ebrei di far accendere il fuoco da un cristiano il giorno del sabato. Assumere dei cristiani, sottolineava, era “indispensabile” poiché non avrebbero potuto provvedere “da loro stessi senza mancare ai dettami della professata superstizione”. In conseguenza della nuova campagna della chiesa, “parecchi di loro passano le notti ben lunghe dell’inverno senza lume e senza fuoco con danno sensibile della loro salute, e con grave pericolo specialmente della tenera e dell’avanzata età”. Certo la carità cristiana voleva che le restrizioni venissero modificate. Non aveva il coraggio, scriveva ancora il cardinale, di respingere chi li supplicava, “perché non ne sono persuaso , né so consolarli perché non ne ho il modo”.
L’istanza del cardinale Bernetti viene respinta: Leone XII può veramente essere definito “il papa della vergogna.                                                                          E come definire Gregorio XVI che continua la politica inflessibile dei suoi predecessori? È lui che nel 1843 respinge la richiesta del principe Metternich (il quale con le truppe austriache ha sedato la rivolta seguita all’elezione del papa) di modificare le norme riguardo agli ebrei. Anzi, Gregorio XVI provvede a ripristinare le prediche obbligatorie. Queste verranno sospese solo le domeniche in cui nevica, e ciò per evitare che gli ebrei, uscendo dal ghetto, vengano colpiti con palle di neve.                                    ++++++++++++++++++++++++

David I. Kertzer, I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell’ascesa dell’antisemitismo moderno

David Kertzer

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