Les gens comme nous

Mi chiamo Rachele, e sono un’ebrea italiana. Voglio raccontare un episodio accadutomi in Francia a Marsiglia il 29 aprile 2015, è bene precisare l’anno perché mi è sembrato di essere nell’aprile del ’44 prima della liberazione.
Io e la mia famiglia abbiamo fatto una breve crociera e tra gli scali c’era Marsiglia, la nave era la Costa Favolosa partita da Savona. Una volta sbarcati a piedi ci dirigiamo verso il porto vecchio e nel farlo mi accorgo che una signora distinta sui 65 anni ci segue, ci supera, fa finta di guardare qualche vetrina, mi guarda passare e ripete la cosa alcune volte.
Dopo un po’ mi ferma e mi chiede se parlo francese, la squadro, è ben vestita, non abiti costosi ma dignitosi, non è sicuramente una pazza. Le dico di sì e lei mi gela puntando il dito al Magen David che porto al collo: “Cache le… c’est dangereux, je suis comme vous, ici ils chassent le gens comme nous” (Lo nasconda, è pericoloso, io sono come lei, qui danno la caccia a quelli come noi)

I love Israel Velia LoresiTolgo la catenina e la metto nella borsetta, la signora mi accarezza una spalla, inizio a dirle “Merci et shalom” ma mi blocca mettendomi un dito sulle labbra. “Pas shalom” sussurra e mi rendo conto che lei non ha mai usato la parola “ebrea”.
Se ne va guardandosi attorno mentre la mia famiglia mi taccia d’incoscienza e capisco che la signora ha atteso che non ci fosse nessuno vicino per parlarmi. Mi guardo attorno, non ci sono nazisti e qui vicino c’è il carro armato americano M5 “Jeanne D’Arc” che partecipò alla liberazione della città nel maggio ’44. Ma farsi riconoscere come ebrea nella Marsiglia del 2015 è pericoloso come nel ’44.
Tornata alla nave telefono ad un amico per sfogarmi e lui mi chiede “Perché lo dici a me? Io queste cose le so benissimo, sei su una nave con tremila persone, esci e raccontalo a tutti, una turista in pericolo è un episodio che correrà di bocca in bocca, smetti di frignare e vai”.                                                L’ho fatto e, con mia sorpresa quasi tutti mi hanno ascoltata, quasi tutti ne sono rimasti colpiti. Finché è un’ebrea a rischiare magari se ne fregano, ma se è una turista come loro allora se ne preoccupano.
Forse ha ragione il mio amico, forse gli altri viaggiatori ne parleranno con amici e parenti una volta arrivati a casa e questi spargeranno la voce. E’ controinformazione? Non lo so, io so solo che mi è successo veramente e che presto potrebbe accadere anche per un girocollo con una croce oppure ad una suora che sbaglia a camminare in un vicolo di Marsiglia. Raccontatelo anche voi.

Rachele Levi, 8 maggio 2015

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