Tensioni, conflitti, umiliazioni e infine sfiducia

Gli alterni destini politici dell’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale e l’ascesa del fascismo di Mussolini nel 1922 non si limitarono ad avere conseguenze per l’ebraismo italiano, ma toccarono anche gli ebrei della colonia libica di recente istituzione. Da un lato l’Italia combatteva la resistenza araba che continuò sino al 1932, dall’ altro l’amministrazione coloniale assumeva una funzione sempre più attiva nella vita degli ebrei di Libia introducendo riforme, riorganizzando la struttura comunitaria con nuove leggi e sistemi elettivi, nel tentativo di portare quest’ultima ad essere più vicina al sistema vigente sul suolo italiano. La Libia occupava un posto ora importante nella politica italiana e Mussolini si ritrovò assieme al suo partito a doversi occupare non solo degli ebrei della madrepatria, ma anche di quelli della colonia libica.
Pur iniziando con un cordiale benvenuto da parte della comunità ebraica libica, ben presto il rapporto con le nuove forze di occupazione italiane divenne complesso, caratterizzato da tensioni, conflitti, umiliazioni e infine sfiducia.

Dopo l’eventuale vittoria contro gli Alleati, la Libia doveva essere parte del progetto fascista di una Grande Italia nella sua sezione costiera (arancione), mentre l’interno sahariano doveva fare parte dell’ Impero italiano (verde). (da: Wikipedia)

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Maurice M. Roumani, Gli ebrei di Libia. Dalla coesistenza all’esodo

Gli ebrei di Libia

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