Riferimento ideale

Gli ebrei di Roma salutano la libertà riconquistata nel 1870; nel 1930 viene varata la legge che fa degli ebrei italiani parte integrante della società.
Ma le leggi razziali del 1938 scavano un solco profondo di sofferenza, incredulità, preoccupazione per il futuro.

Torre de' CaetaniIl ponte Fabricio e la Torre de’ Caetani all’ Isola Tiberina visti dal Tempio Maggiore. (foto dal libro “Il ghetto racconta Roma” di Luca Fiorentino).
In una casa ebraica il nonno nato nel ghetto ancora raccontava cosa aveva significato tornare la sera nel recinto per obbligo. Diceva dei sentimenti nuovi legati alla liberazione di Roma dal dominio papale. Parlava della gioia di aver visto nascere suo figlio come persona libera fuori del ghetto. Se ne era allontanato, aveva allargato conoscenze ed amicizie, scambiando vita e cultura in una città per molti versi nuova. Abitava in un quartiere borghese, vicino a qualche ebreo, ma integrato con gli altri, in un’atmosfera di soddisfazione e di nuova identità.
Erano arrivati i nipoti e mentre tutto scorreva lontano dai ricordi più amari, era costretto a vedere, potendo raccontare ancora cosa era stato, una nuova discriminazione abbattersi sulla casa. I nipoti, ormai ragazzi, non potevano frequentare più le scuole dell’anno prima, d’improvviso, in quanto le Leggi Razziali erano state promulgate all’ inizio dell’anno scolastico 1938-1939. Era una violenza che sconvolgeva la mente e colpiva il cuore: pochi decenni erano bastati a ritornare indietro in un attimo.

Ex oratorio PanzieriFinestra del Tempio dei Giovani ex oratorio Panzieri nel complesso di S. Bartolomeo all’ isola Tiberina (foto dal libro “Il ghetto racconta Roma” di Luca Fiorentino).
Succedeva qualcosa di inatteso e di nuovo anche nel rapporto degli ebrei con i luoghi, in una città che doveva apparire familiare ed estranea ad un tempo.                                                                                                                                         Il quartiere ebraico era stato il nucleo dell’identità, della separazione e della sofferenza. Era diventato dall’ inizio del secolo un riferimento ideale, per il quale la nuova residenza ebraica rappresentava una sorta di città satellite, nella quale uomini liberi che seguivano la propria famiglia, la professione, il gradimento di un tipo di abitazione e di quartiere, avevano fatto del ricordo e del riferimento alle zone intorno alla Sinagoga un punto di incontro tutto ideale. Adesso no. Il riferimento cambiava di nuovo.

Dopo la guerra riprende la vita nel quartiere.
Si racconta che gruppi di giovani ebrei romani dal quartiere ebraico si spostano al Foro per passare, dopo che nessuno l’aveva più fatto da duemila anni, sotto l’ Arco di Tito, da cittadini liberi.
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Luca Fiorentino, Il ghetto racconta Roma

 L Fiorentino Il ghetto racconta Roma

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