La preghiera e la riflessione

Gli ebrei di Roma salutano la libertà nel 1870 ma conservano i cinque luoghi di culto, piccoli, raccolti, dove le persone siedono vicine e dove si respira un’aria di pace e raccoglimento.
Le vecchie Scole di fronte al Nuovo Tempio vanno a fuoco nel 1893 e vengono abbandonate.
Sono del tutto demolite nel 1910 per far posto ai villini”Liberty”.

L’edificio delle Cinque Scole era il gioiello degli ebrei del ghetto. Si apriva sulla piazza omonima, di fronte al muro di cinta che chiudeva gli ebrei di Roma al resto del mondo verso Monte de’ Cenci, il cui unico ornamento era la fontanella semicircolare che ne interrompeva la presenza incombente.
C’era stato l’obbligo del Papa ad avere una sola Sinagoga, un’altra delle infinite limitazioni che condizionavano con ossessionante continuità la vita della piccola comunità dentro le mura. Ma gli ebrei non erano riusciti, né avevano voluto, rinunciare alla variegata differenza di provenienza e di rito: avevano creato così in quell’ unico edificio, ai diversi piani, ben cinque sinagoghe, nelle quali si raccoglievano per la preghiera e la riflessione divisi per famiglie, usi, provenienza.

quartiere ebraicoBotteghe, colori di facciate, ancora panni stesi: la vita del quartiere si affaccia come sempre verso la via del Portico d’Ottavia, guardando la PIAZZA luogo di riferimento per gli ebrei romani, uno dei luoghi topici della città.   (dal libro “Il ghetto racconta Roma” di Luca Fiorentino un’altra splendida illustrazione).
Una sola porta di accesso portava ai vari piani e ai diversi ambienti, da principio poveri, che nonostante la miseria e la condizione di cattività le diverse componenti della comunità avevano arricchito con doni ed offerte.
Gli ebrei di più antica presenza, quelli arrivati a Roma da prima di Giulio Cesare, avevano la scola Tempio. Quelli che, pur di presenza antica, erano arrivati nel ghetto dalla provincia laziale, la Scola Nova. Poi c’erano i transfughi dalla Spagna di Torquemada e dell’Inquisizione che, fuggiti dalla persecuzione dei reali cattolici, erano finiti proprio nel ghetto del Papa: erano quelli della Scola Catalana e della Scola Castigliana. C’erano infine i Siciliani, che avevano abbandonato l’isola nei primi decenni del ‘500, raccogliendo sia le comunità locali sia altri ebrei già in fuga dalla Spagna, che avevano creduto di trovare tranquillità in una regione che seguì solo dopo pochi anni la sorte della penisola iberica.
L’edificio delle Scole fu l’ultimo di quelli del ghetto a cadere sotto i colpi del piccone che aveva raso al suolo l’intero quartiere. Era stato risparmiato alla fine del secolo scorso, rimanendo ad ergersi solitario sulla spianata ormai vuota di fronte alla grande Sinagoga nuova, che fu inaugurata nel 1904.

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Luca Fiorentino, Il ghetto racconta Roma

The ghetto reveals Rome

Informazioni su Velia Loresi

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