Canta anche per noi!

Sessant’anni dopo la fine della guerra, a Tel Aviv qualcuno ancora ricorda una canzoncina intitolata Lagerue che veniva cantata nel blocco femminile di Auschwitz. Lager rhue era il segnale che indicava, alle ore otto, l’inizio del coprifuoco nel campo.
Ester, un’anziana signora, racconta a Francesco Lotoro come fosse stata un’italiana di nome Frida a comporre quella canzone basandosi sulla musica di Rosamunda.

lotoro3Frida Misul
A Livorno, il figlio di Frida Misul racconta al musicista barlettano la vita della madre. Frida sin da piccola è appassionata di canto: la sua insegnante, che ha incarichi all’ interno del partito fascista, la denuncia. Frida viene arrestata e , dopo un breve periodo trascorso nel campo di Fossoli, viene trasferita ad Auschwitz.
Dopo alcuni mesi di detenzione, è ammessa nella baracca-ospedale per curare una polmonite e una nefrite. Una volta guarita, prima di farla andare via, la guardiana dell’ infermeria le chiede se è proprio vero che ha studiato canto in Italia e la invita a darne una dimostrazione.
Frida, colta di sorpresa, pensa subito a Mamma, son tanto felice. Mentre canta, immagina che dal cielo la madre morta la aiuterà a salvarsi. I malati sdraiati sui letti a castello hanno il groppo in gola. Ma non appena Frida ha finito, la porta si apre con fracasso. Il responsabile medico entra precipitosamente, circondato dai suoi assistenti. È un uomo dalla reputazione sinistra: si dice che ogni sera selezioni i malati destinati alla camera a gas.
“Canta anche per noi!” urla. Frida, tutta tremante, interpreta la Serenata di Schubert. Il medico la fissa con intensità e poi le chiede di seguirlo, sotto scorta, fino a una sala piena di stoffe e mucchi di panni.
Grazie alla Serenata, Frida si è guadagnata il diritto di indossare dei vestiti puliti e di fare un lavoro meno faticoso: da questo momento sarà una sarta.
La sera, per le sue compagne di camerata, Frida intona in ebraico l’ Hatikva. Sulla melodia di Rosamunda, compone Lagerue.


Verso l’una del mattino, quando tutte dormono, sente una carezza sulla guancia dolorante e una voce che bisbiglia: “Frida”. La kapo posa vicino a lei una grossa fetta di pane fresco e una razione di carne. Un’altra carezza e la donna scompare.

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Thomas Saintourens, il Maestro

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