HANNO DETTO 2

L’ ERBA E’ VERDE  Esiste anche una fisiologia dei popoli: ogni popolo ha diritto alla sua terra. Ha diritto di lasciarla in eredità ai suoi figli, ha il diritto o forse il dovere di proteggerla. Esiste una patologia della storia: un popolo che fa entrare centinaia di migliaia di maschi in età militare, 15/45 anni, non integrabili, in maggioranza islamica, non è più in grado di garantire la sicurezza dei suoi figli e delle sue figlie. Due più due fa quattro. L’erba è verde. Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario e anche dannatamente pericoloso. Silvana De Mari

PARTE DELLA SOLUZIONE E’ la nuova generazione negli Emirati, in Arabia Saudita, nel Bahrein, nel Kuwait, in Egitto e in Giordania: giovani per lo più dotati di titoli accademici, generalmente ottenuti negli Stati Uniti e in Europa dove per la prima volta sono entrati in rapporto con ebrei e israeliani che hanno cambiato la loro concezione del “nemico”. Hanno sperimentato le speranze, le delusioni e le ricadute della “primavera araba”. E si sono resi conto che se vogliono vedere un futuro migliore nella loro vita, Israele non è il problema, bensì parte della soluzione. Eldad Beck (Israele.net, 23 ottobre 2020)

LA PAROLA PALESTINA NON ERA ANCORA STATA INVENTATA Esperti e osservatori vi diranno che i nemici più pericolosi della causa arabo-palestinese sono gli stati del Golfo che hanno deciso di riconoscere Israele, o quei paesi europei che stanno spostando le loro ambasciate a Gerusalemme, o i politici americani che iniziano a rifiutarsi di continuare a sottoscrivere i debiti dell’Autorità Palestinese.

Non sono d’accordo. A mio parere il nemico più formidabile dei palestinesi è l’archeologia. Un mikvè (bagno rituale ebraico) antico di duemila anni è stato recentemente scoperto in Bassa Galilea. La maggior parte della gente probabilmente non avrebbe mai sentito parlare della scoperta se non fosse stato per le sensazionali immagini del trasporto dell’ intera struttura nel vicino kibbutz Hanaton, dove verrà conservata a beneficio del pubblico.

Lo straordinario spettacolo di un mikvè trasportato da un camion, tuttavia, induce anche a fermarsi un momento e riflettere sulle notevolissime implicazioni del ritrovamento archeologico: significa che duemila anni fa gli abitanti della Bassa Galilea praticavano gli stessi identici rituali religiosi che praticano oggi gli ebrei osservanti in tutto il mondo. In altre parole, quei galilei erano ebrei. Non erano “palestinesi”. La parola “Palestina” non era ancora stata inventata. Non erano arabi né musulmani. L’invasione della Terra d’Israele ad opera di fondamentalisti musulmani in arrivo dalla penisola arabica si sarebbe verificata solo 600 anni più tardi. 

La notizia dell’antico mikvè deve essere stata accolta con autentico disappunto dal capo dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, che lo scorso 25 settembre si rivolgeva all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dicendo: “Il popolo palestinese è presente nella sua patria, la Palestina, la terra dei suoi antenati, da oltre 6.000 anni”. Quei ficcanaso di archeologi e le loro scoperte continuano a intralciare la propaganda palestinese. A peggiorare le cose per Abu Mazen, i direttori degli scavi che hanno portato alla scoperta del mikvé si chiamano Walid Atrash e Abd Elghani Ibrahim, nomi e cognomi da cui è facile capire che non si tratta precisamente di ebrei ortodossi. L’Autorità Palestinese troverà qualche difficoltà a sostenere che Atrash e Ibrahim sono agenti di un complotto sionista.

Quello del mikvè è stato solo l’ultimo di una serie di ritrovamenti archeologici in Israele durante lo scorso anno, ognuno dei quali sconfessa la narrativa della propaganda arabo-palestinese. Negli scavi del parcheggio Givati, a Gerusalemme, gli archeologi hanno scoperto iscrizioni in lingua ebraica risalenti a 2.600 anni fa. Una consiste in un sigillo di pietra con incise le parole “appartenente a Ikkar figlio di Matanyahu”. L’altra era lo stampo di un sigillo d’ argilla su cui si legge “appartenente a Nathan-Melech, servo del re”. Non sono in arabo, sono in ebraico. E i nomi non sono Yasser o Mahmoud.

Altrove, sempre a Gerusalemme, gli archeologi hanno portato alla luce una strada lastricata di duemila anni fa che veniva utilizzata dagli ebrei che compivano il pellegrinaggio annuale nella capitale durante le feste di Pasqua, Shavuot e Sukkot. Non era usata da arabi, musulmani o “palestinesi” per il semplice motivo che a quei tempi non ce n’era in giro nessuno. Nel frattempo, scavi condotti da archeologi dell’University of North Carolina hanno portato alla scoperta di due splendidi mosaici nel sito di una sinagoga di 1.600 anni fa vicino a Huqoq, nel nord di Israele. Uno dei mosaici raffigura una scena dell’Esodo degli ebrei dall’antico Egitto. L’altro mostra immagini ispirate a versetti del Libro di Daniele. E’ appena il caso di notare che quei mosaici non mostrano scene ispirate al Corano. In essi non c’è nulla di arabo, islamico o “palestinese”. Sono ebraici, si trovano in Israele e hanno 1.600 anni.

Ogni nuova scoperta archeologica sugli antichi ebrei costituisce un ulteriore bastone ficcato fra i raggi delle ruote della macchina propagandistica arabo-palestinese. Ogni elemento fisico nel suolo del paese fa a pezzi le menzogne dell’Autorità Palestinese. Ogni pietra, sigillo o frammento di ceramica ci ricorda chi sono i veri indigeni della Terra d’Israele. (Stephen M. Flatow, da Israele.net, 12/10/2020)

WE CAN BELIEVE IN L’Europa, in tutta la sua ricchezza e la sua grandezza, è minacciata da un falsa concezione di se stessa. Questa Europa falsa immagina di essere la realizzazione della nostra civiltà, ma in verità sta requisendo la nostra casa. Si appella alle esagerazioni e alle distorsioni delle autentiche virtù dell’Europa, e resta cieca di fronte ai propri vizi. Smerciando con condiscendenza caricature a senso unico della nostra storia, questa Europa falsa nutre un pregiudizio invincibile contro il passato. I suoi fautori sono orfani per scelta e danno per scontato che essere orfani ‒ senza casa ‒ sia una conquista nobile. In questo modo, l’Europa falsa incensa se stessa descrivendosi come l’anticipatrice di una comunità universale che però non è né universale né una comunità. Una falsa Europa ci minaccia.

The Paris Statement. A Europe we can believe in

SI RELATIVIZZA LA MEMORIA “Faccio un appello a partiti politici e giornali: negazionismo, lager e campi di concentramento usiamoli per indicare il concetto originario per cui sono destinati. Altrimenti si relativizza la memoria e si svilisce la storia”. Ruth Dureghello

CORAGGIO E ONESTA’ INTELLETTUALE Associare l’ antisemitismo all’ islam è oggi, in Francia ma non solo, un “reato” che può costare molto. La polizia del pensiero che si maschera con i panni nobilitanti dell’ antirazzismo non tollera che si possa dire ciò che è evidente. Ma la realtà è davanti ai nostri occhi e bisogna avere il  coraggio e l’ onestà intellettuale di nominarla. Niram Ferretti

GUANTO DI SFIDA La Turchia reislamizzata ha lanciato il suo guanto di sfida a un Occidente e a una cristianità che, come istituzione, lavora instancabilmente e con ammirevole coerenza, per la propria decadenza e autodistruzione. Giulio Meotti, 25 luglio 2020

MI RIFIUTO DI CHIUDERE GLI OCCHI  …a chi pretende di venirmi a raccontare che “non c’è un unico islam” rispondo: quando “gli altri islam” saranno insorti contro i tagliagole e li abbiano estromessi dalla società civile, ne riparleremo. Fino a quel momento io mi rifiuto di chiudere gli occhi di fronte alla realtà, quella delle infinite chiese bruciate…Giulio Meotti 

NON SOPPORTO Non sopporto l’islamismo, religione che ritengo insensata, mentre sopporto il cristianesimo perché ha favorito il diffondersi di una cultura civile, a lungo termine. Quando i cattolici arrostivano gli eretici facevano schifo. Adesso fanno schifo i musulmani con la loro passione per le decapitazioni, gli attentati, l’odio per gli occidentali a cui poi chiedono ospitalità. Ma ciò che più stupisce è che noi europei, nonostante tutto, tolleriamo questa gente imbevuta di una fede che la porta a commettere stragi, a incendiare le cattedrali, ad ammazzare chi rispetta il crocefisso. Non solo la tolleriamo, la proteggiamo. Vittorio Feltri, 19 luglio 2020

GIUSTI Secondo una credenza/leggenda ebraica, nel mondo ci sono sempre 36 giusti, grazie ai quali il mondo non viene distrutto. E speriamo allora che di questi giusti ce ne siano almeno 36 anche qui, e che la leggenda valga anche per tutti noi. (Blog di Barbara, giugno 2020)

MAI  …“preservare” significa conservare qualcosa nello stato in cui si trova. Ora, Gerusalemme è da oltre tremila anni la capitale indivisa di Israele, tranne i diciannove anni in cui è stata illegalmente occupata dalla Giordania. Capitale di uno “stato palestinese” non lo è stata mai… (Barbara Mella, nel commento al messaggio del Console Generale d’Italia a Gerusalemme, Giuseppe Fedele, in occasione della Festa della Repubblica Italiana – 2 giugno 2020)

UNA DELLE OPERAZIONI MILITARI PIU’ SPETTACOLARI  L’Operazione Entebbe sulla carta ha un altissimo rischio, mitigato dall’ appoggio del governo del Kenya, che si convince a offrire le sue basi per rifornire gli aerei israeliani.

190 soldati partecipano a un’operazione curata nei minimi particolari: per distrarre le guardie ugandesi viene utilizzato un convoglio di automobili simile a quello di Amin.

L’operazione mette in salvo 102 dei 106 ostaggi: 3 rimangono uccisi, un altro trasportato in un ospedale nelle ore precedenti viene fatto uccidere da Amin per ritorsione.

In una delle operazioni militari più spettacolari della storia rimane ucciso un comandante del commando, Jonathan Netanyahu, il fratello dell’ attuale primo ministro di Israele.

Oggi come allora chi attacca Israele e gli ebrei gode di appoggi e favoreggiamenti decisivi per compiere i propri attacchi. Oggi come allora Israele e gli ebrei si difendono da questi attacchi, a volte con fatica, ma sempre con la volontà di proteggere la vita. David Spagnoletto, 22 aprile 2019

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
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