Joie de vivre

Quando si alzò per prendere una teiera in cucina, la mia attenzione fu attratta da un pezzo di filo spinato con un isolante elettrico appeso al muro tra quadri e foto. “Un ricordo di Auschwitz.”
Mentre parlava mi colpì il fatto che non si ponesse problemi nel parlare del passato e che ricordasse molti dettagli. Malgrado la serietà dell’argomento, a volte faceva battute o raccontava un aneddoto che ci faceva ridere entrambi.
Era evidente che era riuscita a conservare la sua joie de vivre, la sua passione per la danza e la musica, il suo interesse vivo per le persone, il suo ottimismo, a dispetto delle cose terribili che aveva dovuto sopportare. “Dall’ inizio della mia nuova vita qui in Svezia, ho sempre firmato le mie lettere Rosie, come facevo prima. Ma con una differenza. Nella R di Rosie e del mio vero nome Rosita disegnavo una faccina sorridente, che sorrideva alla vita. Una risposta a quelli che volevano intimidirmi, spezzarmi. Non ci sono riusciti.”

Rosita

dal libro “Ballando ad Auschwitz”

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Paul Glaser, Ballando ad Auschwitz.  Il segreto della mia famiglia

Ballando ad Auschwitz

 

 

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