Al di là della comprensione

 Era difficile togliermi dalla testa la consapevolezza che la maggior parte della mia famiglia fosse stata assassinata. E accettare il fatto che non era accaduto nel Medioevo in un paese lontano, ma una generazione prima, in quelle stesse città. Era al di là della mia comprensione. Il mio mondo era fatto di buoni cittadini rispettosi della legge. Un omicidio, nella mia comunità, sarebbe finito sulle prime pagine dei giornali. Se qualcuno avesse ucciso mio nonno o mia nonna, avrei potuto analizzare il fatto: chi era stato? Perché l’aveva fatto? Per gelosia, soldi o vendetta?
Ma come era possibile per un’intera famiglia, per parecchie famiglie insieme? Se mi fossi soffermato su quell’ atrocità, sarei impazzito. Cosa potevo fare? Cercare i responsabili? Portarli davanti alla giustizia? Vivevano tra noi, dicevano di aver partecipato alla Resistenza.

Lo stesso stupore che mi prende ogni volta che ascolto il racconto di un sopravvissuto alla Shoà: tutto è accaduto non nel Medioevo ma solo pochi decenni fa. Ed è questo che non riesco ad accettare e che mi fa chiedere ogni volta: “Come è potuto accadere?”, senza che riesca a darmi una risposta convincente.

Guardai di nuovo la foto e le tre sorelle (Sara, Frieda e Miep Glaser ) mi restituirono lo sguardo. Capii che la stessa cosa sarebbe potuta succedere a noi, alle nostre tre bambine. Era questione di sfortuna, nient’altro. Semplice sfortuna. A loro era capitato di vivere ai tempi della guerra e questa era stata la loro disgrazia. Non avevano commesso nulla di male, ma erano state perseguitate, cacciate, arrestate in una retata dalla polizia olandese –che era stata pagata per il suo disturbo- e assassinate lontano dagli occhi dei loro buoni concittadini.

Se le sorelle avessero potuto guardarmi, avrebbero visto che stavo piangendo.

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Paul Glaser, Ballando ad Auschwitz. Il segreto della mia famiglia

Ballando ad Auschwitz

 

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