Da una parte soltanto

Quando Piera Sonnino torna a Genova nel 1950 ha 28 anni e deve innanzitutto pensare a ricostruire la sua vita. Dieci anni dopo termina il racconto della sua prigionia nei campi di sterminio: il diario verrà conservato per 42 anni prima di essere pubblicato.
Giacomo Papi ha scritto la postfazione al libro ripercorrendo la vita di Piera. Trovo particolarmente interessanti alcune considerazioni a proposito dello storico Renzo De Felice e della sua opera “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo”.
Attraverso l’esibizione di una incredibile mole di fonti e informazioni, De Felice giunge a una conclusione acquietante , che si limita a confermare il vecchio mito degli italiani brava gente (tutto sommato). La colpa maggiore di Benito Mussolini sarebbe stata quella di rimanere impantanato nel proprio cinismo politico. Se il fascismo fu ingenuo, la responsabilità dello sterminio andrebbe ascritta, quasi per intero, al fanatismo e alla cattiveria del nazismo.
Da un punto di vista logico, la difesa ricorda quella di chi reagisce a un’accusa, accusando un altro di una colpa più grave. La verità è che Mussolini fu prima maestro, poi alleato e infine servo di Hitler. E questo nessuno storico potrà mai metterlo in dubbio.
Potrà distinguere, limare, attutire. Ma non negare.
E più avanti, un’altra osservazione che desidero conservare nella mia biblioteca, qualcosa che già si sa ma che è sempre bene ribadire e tenere a mente.
Può darsi, anzi è vero, che soltanto una minoranza di italiani aderì alla “soluzione finale” e che in molti fecero quanto in loro potere per sottrarre qualche singolo ebreo alla carneficina. Ma la maggior parte rimase a guardare. Qualcuno pensò di istituire e qualcun altro di incassare, attraverso la delazione, le taglie poste sulla testa di ogni ebreo.
Va bene, i tedeschi furono più cattivi. E allora? I sondaggi, ancora oggi, raccontano di un’Europa, in cui un italiano su dieci ritiene che gli ebrei non siano veri italiani, in cui venti persone su cento pensano che degli ebrei non ci sia da fidarsi.
I libri che celebrano il sangue dei vinti diventano best seller. Dalle colonne di quotidiani importanti, eminenti politologi chiedono di scrivere e parlare di “guerra civile” per rispetto dei morti, di tutti i morti. Nulla in contrario.
Solo che in quella guerra, quel poco di civile che avvenne riposò da una parte soltanto. (da : “Il manoscritto ritrovato” di Giacomo Papi, nel libro “Questo è stato” di Piera Sonnino).

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Piera Sonnino, Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager

Piera Sonnino

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