Per l’ ultima volta

Segnali di ciò che accadrà giungono alla famiglia di Piera quando, tra il 1934 e il 1935, i primi profughi ebrei arrivano a Genova dalla Germania portando con sé storie paurose, avvenimenti  che raccontano a voce bassa temendo quasi di non essere creduti.

Dopo, gli arrivi cessano ma nessuno sa che sono entrati in funzione quei campi dove la famiglia Sonnino verrà sterminata.

Passa altro tempo; nel ’38 vengono promulgate le leggi razziali: il futuro comincia ad apparire una nera voragine. Inizia una fuga disperata. Piera ha 22 anni e si trova con la famiglia a Sampierdicanne presso Chiavari quando l’orrore irrompe ineluttabilmente nella vita della ragazza.

P.Sonnino

Piera Sonnino

Il 12 ottobre 1944 fu un giorno che nacque in un cielo d’intensità azzurrina, tersa e trasparente, dell’estate al declino e dei primi freschi venti autunnali.  Torrenti di luce inondavano dal giardino la nostra casa di via Montallegro.

Ricordo ogni istante di quel giorno, ogni sua immagine. Rivedo mia madre e mio padre nel loro grande letto matrimoniale, due vecchi ormai, logorati dall’ angoscia, volgere il capo verso di me al mio ingresso per il saluto mattutino e sento, sento come fossero fiamme, i loro occhi sul mio volto.

Una mattina come un’altra; come milioni di altre che la precedevano o che l’avrebbero seguita. Per noi unica, diversa da qualsiasi altra del passato e dell’avvenire. È quella che racchiude le ultime immagini di ciò che fino allora eravamo stati, della mia famiglia, dei miei genitori, dei miei fratelli e delle mie sorelle. Tutto ciò che è avvenuto in quelle ore per noi avveniva per l’ ultima volta. E nulla lo faceva presagire.

Il resto di quella mattinata, come lo racconta Piera Sonnino, appare una scena di un film di terrore o il racconto di un sogno pieno di incubi.

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Piera Sonnino, Questo è stato. Una famiglia italiana nei lager. (A cura di Giacomo Papi. Prefazione di Enrico Deaglio)

Questo è stato

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