Parlano da sé

Non ci sono molte fotografie che testimoniano la Shoà italiana. Alcune di queste foto, 11 precisamente, sono state scattate da un soldato tedesco, di cui non si conosce il nome, di stanza a Varese. Le descrive Liliana Picciotto nel suo notevole saggio “Le fotografie della Shoà italiana” inserito nel libro “Conoscere la Shoà” di Massimo Giuliani.

Museo del Risorgimento-Museo di storia contemporanea, via Bolognini, Milano

 Le foto ritraggono l’intera sequenza di un’azione di polizia antiebraica. Tre di queste rappresentano il raggruppamento di una ventina di persone nel cortile di una villa; sei mostrano queste persone mentre vengono fatte salire su un camion; due scatti mostrano i soldati tedeschi che osservano il camion in partenza.                                                                                                      Penso che dovrei programmare una visita al museo di storia contemporanea a Milano, in via Bolognini, dove le foto sono conservate, per  poterle osservarle da vicino. Mi piacerebbe poter dire, anche se certo ormai non possono più sentirmi, la mia vicinanza a quelle persone che, ancora ignare del loro destino, salgono su un camion guardate  da soldati con il mitra spianato.                                 

Ma da dove emerge la Shoà in queste 11 foto? Si vede attraverso l’atteggiamento dimesso e spaventato degli ebrei, raccolti davanti ai soldati tedeschi prima, messi in fila poi, fatti salire a forza su un camion. Dall’ atteggiamento dei due gruppi emerge tutta la violenza dell’episodio: da una parte tranquille persone vestite in abito borghese, dignitosissime, alcune con barba, alcune con cappello e cappotto, riunite come un gregge e dall’ altra soldati con il mitra spianato.                                                                                 Le foto hanno una forza intrinseca e, come molte immagini della Shoà, parlano da sé. Non si vedono cadaveri, né degradazioni umane: ma noi, guardando quelle foto, siamo ancora più spaventati; sapendo che cosa è successo a questa gente, facilmente ci possiamo mettere al loro posto e pensare che avremmo potuto essere noi quegli anziani, quei bambini, quelle donne colte sulla frontiera italo-svizzera mentre credevano di poter sfuggire a un tragico destino.

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da: “Conoscere la Shoà” di Massimo Giuliani “Le fotografie della Shoà italiana”  di Liliana Picciotto

Conoscere la Shoà

Informazioni su Velia Loresi

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