Come morire

Il ruolo dell’Anziano, o del Presidente, era difficile e ben poco invidiabile, in particolar modo quando fu chiaro che quella posizione richiedeva quotidianamente di prendere decisioni che sancivano il destino di migliaia di individui.

Come preservare il delicato equilibrio tra vita e morte assecondando le richieste tedesche di consegnargli giovani e anziani, deboli e infermi? Se i sacrifici erano inevitabili, era giusto che a sopravvivere fossero i più produttivi? Quali erano le alternative? Doveva essere: “La vita è vita anche solo per un’ora” o era valido il monito di Maimonide: “Meglio morire tutti che cedere una sola anima di Israele”?

Mi sono soffermata su queste riflessioni fatte nella postfazione di “Rumkowski e gli orfani di Lodz” e in cui Rebecca Camhi Fromer  si chiede se, nella realtà, fosse davvero possibile operare delle scelte. E cita, tra gli altri,  Eliyahu Myshkin che a Minsk aiutò centinaia di giovani ebrei a fuggire nei boschi: venne anche lui ucciso; a Varsavia, Janusz Korczak assieme agli insegnanti restò accanto ai bambini dell’orfanotrofio: morirono tutti assieme a Treblinka; Adam Czerniakow, sempre a Varsavia, si suicidò.

…azzardandoci a chiedere a noi stessi: “L’abnegazione che risultati ha dato?” non potremmo che convenire che ognuna di quelle persone, come hanno fatto i nostri più grandi poeti, ci ha insegnato come stare al mondo, come comportarci, come morire.

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Lucille Eichengreen, Rumkowski e gli orfani di Lodz

Nel ghetto di Lodz

Informazioni su Velia Loresi

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