Via Sicilia a Roma

Il castello rinascimentale di Hartheim nell’Austria Superiore è una delle quattro “case di cura” nelle quali vengono insegnati i metodi del massacro. Qui il comandante Christian Wirth fa uccidere per la prima volta, nelle cantine, delle persone per mezzo di gas tossici.

Castello di Hartheim

Il castello di Hartheim

In un primo tempo vengono rinchiusi i “malati inguaribili”, poi  giungono anche persone molto anziane e disabili.

…gli ospedali inviavano le anamnesi ai “T4-Sachversändige”, i quali  su di esse basavano il loro giudizio. Una croce alla fine della cartella clinica  significava la morte. Una speciale unità faceva incetta dei pazienti destinati all’eutanasia e li portava alla “casa di cura” più vicina. Qui venivano uccisi, inizialmente mediante iniezioni di sostanze tossiche.

Le tecniche sperimentate ad Hartheim verranno utilizzate in grande a Treblinka o ad Auschwitz.  A Wirth succede Franz Stangl, che sarà uno dei criminali nazisti maggiormente braccati.

Autobus per il trasferimento dei disabili al castello di Hartheim

Autobus per il trasporto dei disabili al castello di Hartheim

Dopo la fine della guerra, Stangl fugge dal carcere giudiziario di Linz e raggiunge Roma. In questa città i fuggiaschi di religione protestante vengono soccorsi da un certo Heinemann, presidente di sinodo; i cattolici ricevono aiuto dal cardinale austriaco Alois Hudal. Questi fornisce a Stangl documenti e passaporto. Lo stesso Hudal nel suo libro “Diari romani”racconta di essere stato felice di prestare la sua opera caritatevole  ai fuggiaschi nazisti.

Proprio a Roma c’è un altro luogo il cui ricordo non può essere tralasciato, il convento francescano al numero 159 di via Sicilia, non lontano da Villa Borghese. In questi anni la “Organisation der ehemaligen SS-Angehörigen”, (Organizzazione degli ex appartenenti alle SS, conosciuta con l’ acronimo: ODESSA) con la copertura di aiuti umanitari raccoglie fondi per favorire la fuga dei criminali nazisti. La Chiesa cattolica, afferma Wiesenthal, durante il nazismo non ha fatto quasi nulla per i deportati nei campi di concentramento e ora cerca di riparare occupandosi dei nazisti nei campi di prigionia.

In molti casi l’aiuto della Chiesa si spinse ben oltre il tollerare la costituzione di comitati di aiuto e prese a vero dire l’aspetto di un autentico favoreggiamento di criminali: principale via di fuga per costoro si rivelò essere il cosiddetto “itinerario dei conventi” tra l’Austria e l’’Italia. Sacerdoti della Chiesa cattolica romana, soprattutto frati francescani, dettero il loro aiuto a ODESSA nello spostare clandestinamente i fuggiaschi da un convento all’ altro, sinché essi non venivano accolti a Roma dalla Charitas. Il più noto era il convento di via Sicilia a Roma, che apparteneva all’Ordine francescano e che divenne un regolare centro di transito di criminali nazisti.

Da  Roma passano, tra gli altri, anche Walter Rauff e  l’amico di Stangl, Gustav Wagner, addetto a bruciare i cadaveri, sadico e crudele come pochi.

Villa Borghese

Villa Borghese a Roma

Stangl viene estradato dal Brasile nel 1967, nel 1970 viene condannato all’ergastolo. L’anno successivo muore in carcere.

Wagner riconosciuto in una foto di ex nazisti che festeggiano l’anniversario di Hitler, stanco di dover fuggire e nascondersi sempre, si consegna alla polizia brasiliana.

Stanislaw Szmajzner, uno dei pochi sopravvissuti di Sobibor, riconosce il suo aguzzino. A San Paolo i due uomini sono di nuovo uno di fronte all’altro.

“Come ti va, Gusti?” domandò Szmajzner.

Wagner lo guardò per un attimo sbalordito, poi lo riconobbe:

“Sì, sì, mi ricordo bene di te. Anzi, ti ho tirato fuori dal camion, salvandoti così la vita”.

“È vero”, disse Szmajzner, “ma a mia sorella, ai miei fratelli, a mia madre, a mio padre, a loro non hai salvato la vita. E quando dici che mi hai salvato la vita, allora sapevi anche che gli altri dovevano morire”.

Wagner non rispose.

Nell’ottobre del 1980 Gustav Wagner si suicida impiccandosi.

Mi domando se nei secondi immediatamente precedenti la morte egli sia stato visitato dai fantasmi di quelle centinaia di migliaia di morti ch’egli aveva sulla coscienza , se l’avesse schiacciato il peso opprimente della colpa. O invece era semplicemente stanco di essere braccato, di nascondersi?

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Simon Wiesenthal, Giustizia non vendetta. La mia vita a caccia di nazisti

Giustizia non vendetta 1

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