Ubbidienza zelante

Non è facile seguire un filo nel numero vastissimo di informazioni che Simon Wiesenthal  dà nel racconto delle ricerche per la cattura dei criminali nazisti e di Adolf Eichmann in particolare. È necessario  fare una scelta e tra i vari spunti scelgo alcuni che ritengo particolarmente significativi e su di essi punto la mia lente di ingrandimento per conservarne il ricordo nel mio taccuino.

A Linz, Wiesenthal riceve l’informazione che i genitori di Eichmann, ex capo della sezione della Gestapo, abitano poco lontano, nella sua stessa strada, la Landstrasse.  Egli ammette, in seguito,  di non aver seguito con costanza questa traccia, ma questo si risolverà in un grande vantaggio: in quel momento il nome  di Eichmann sarebbe rimasto un nome qualsiasi nel gran numero di processi  per crimini di guerra che si tengono subito dopo la guerra.

A poco a poco, si viene a conoscenza dell’importanza che ha avuto Eichmann: il suo nome infatti comincia a comparire continuamente negli atti del processo di Norimberga. Egli è stato il principale responsabile dell’organizzazione dei campi di sterminio,  egli stesso ne ha riferito nel 1944, parlando dei suoi successi:  6 milioni di ebrei sono stati sterminati, anche se questo deve rimanere un segreto del Reich.

Mi sono domandato a volte se Eichmann abbia mai parlato di tali cifre con sua moglie o con i suoi figli. E come essi abbiano reagito. Come la signora Veronika Eichmann-Liebl facesse a vivere con un uomo responsabile della morte di quasi altrettante persone di quante ne vivevano in tutta l’Austria. Pensava forse che le accuse contro di lui fossero calunnie malevole, o al contrario pensava che uccidere gli ebrei fosse un titolo di merito? Probabilmente né l’una né l’altra cosa, tutt’ al più la persuasione che suo marito non avesse fatto nient’altro che il “suo dovere”.

Per Wiesenthal, che Eichmann abbia causato la morte di così tante persone non dipende dal suo carattere criminale ma dalla sua diligenza portata all’ estremo nell’ esecuzione  di un compito comune. E inoltre il suo errore  è stato avere il senso della famiglia.

Nel 1947 Veronika Liebl si rivolge a un tribunale chiedendo che il marito venga dichiarato morto al fine di ottenere una pensione: un certo Karl Lukas di Praga testimonia di aver assistito alla morte di Eichmann.  Wiesenthal indaga e scopre che Karl Lukas era sposato con una certa Maria Liebl, la sorella di Veronika.

Salzkammergut

Salzkammergut

In realtà Eichmann non è morto, si trova a Aussee nella regione del Salzkammergut, dove si reca per ripescare dal lago le casse di oro ricavato dai denti delle sue vittime. E poi, in via Fischerndorf, abita la moglie con i tre figli. Eichmann sparisce e successivamente anche la moglie scompare.

Ma il senso della famiglia è fatale: in un annuncio mortuario ricompare il nome Veronika Eichmann. Wiesenthal manda dei fotoreporter al funerale  e vengono fotografati i fratelli di Eichmann. Adolf è assente ma uno dei fratelli gli assomiglia molto. Da Israele giungono due giovani che prendono in consegna le foto e il 23 maggio 1960 David Ben Gurion annuncia alla Knesset che Adolf Eichmann è stato arrestato. Ed è proprio Eichmann, nel corso del processo, a confermare che i i campi di sterminio non sono un’invenzione, come già si comincia ad affermare.

Da allora il mondo conosce il concetto di “burocrate del massacro”; sappiamo da allora che non c’è bisogno del sadismo fanatico, al limite della malattia di mente, per uccidere milioni di persone, che l’ubbidienza zelante a un “capo” basta e avanza; che i massacratori non sono necessariamente degli asociali, per nulla, possono anzi non esserlo; che la strage in grande stile presuppone, piuttosto, l’assassino socialmente integrato.

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Simon Wiesenthal, Giustizia non vendetta. La mia vita a caccia di nazisti

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