Non vendetta ma diritto

 Il 7 dicembre 1945 un convoglio di autocarri scoperti giunge a Mauthausen: dei 3000 prigionieri provenienti da Auschwitz  solo 1200 sono sopravvissuti. Tra questi, magrissimo, c’è Simon Wiesenthal.

 Tre mesi dopo, il primo carro armato americano giunge nel campo. I prigionieri prendono il comando. Un giorno Wiesenthal, dovendo richiedere un lasciapassare, entra nell’ufficio di Kazimierz Rusinek, futuro ministro polacco. Il polacco, che sta uscendo, gli dà uno schiaffo in pieno viso: un colpo che ferisce Wiesenthal più di tutti quelli  ricevuti dalle SS. Si reca allora al comando americano verso una porta con un cartello “Crimini di guerra”: è così che Wiesenthal diviene collaboratore del War Crime Office, diretto dal capitano Taracusio, ex-professore di diritto internazionale a Cambridge nel Massachusetts. “La legge –afferma Taracusio- può essere la nostra risposta all’ illegalità”.

Wiesenthal rifiuta di  lasciarsi trascinare ad atti di vendetta: tutta la sua vita è stata, in effetti, fino ad ora, l’esempio di ciò che accade quando vengono meno le leggi che proteggono gli uomini dall’arbitrio e dalla persecuzione di altri uomini. Non cerca la vendetta ma il diritto. ????

Simon Wiesenthal (National Archives of the Netherlands)

Wiesenthal non cercava la vendetta, cercava il diritto.

In quei primi anni del dopoguerra, di continuo andavano da lui commandos di giovani ebrei o di ex partigiani che lo volevano indurre a istituira un tribunale segreto.: “Dacci i nomi, dacci gli indirizzi. Lo faremo noi personalmente.”  Wiesenthal trascorreva ore e ore a cercare di far loro cambiare idea. Infatti, il superamento decisivo dell’antico principio (“occhio per occhio, dente per dente”) consisteva per lui nella disposizione della vittima a trasferire alla società il suo desiderio di vendetta, ad assoggettarsi a determinate regole –quelle appunto della ricerca della verità attraverso i tribunali- e a rispettarne in via esclusiva il verdetto.

“Vi si domanderà : qual è la differenza tra voi e i nazisti? Loro hanno ucciso delle persone perché hanno creduto di averne il diritto. E anche voi credete di averne il diritto.”

“Ma quelli hanno ucciso milioni di innocenti. Noi uccidiamo cento colpevoli.”

“C’è differenza. Io però mi auguro una società per la quale questa differenza sia troppo piccola.”

Un episodio: Jakob Brodi ha visto uccidere il proprio figlioletto di sette anni da una SS. Dopo la guerra, in una foto,  riconosce in Franz Murer (responsabile dell’eliminazione di ottantamila ebrei lituani) l’assassino del figlio.

Nel 1963, durante il processo contro Murer alla Corte d’Assise di Graz, i figli e la moglie dell’imputato si fanno beffe dei testimoni. Ci sono anche Wiesenthal e Brodi, che ha un grosso coltello nascosto sotto il cappotto. Murer ha ucciso suo figlio ed ora egli lo ucciderà di fronte alla moglie e ai figli.  Wiesenthal cerca di convincerlo a desistere, se ucciderà Murer, sarà lui stesso un assassino.

Wiesenthal pensò alla sua propria figlioletta, e solo a fatica le frasi oltrepassarono la soglia della sua bocca: “Ho pianto anch’io, signor Brodi, quando ho letto del suo piccolo…”

Jakob Brodi posò il coltello su una poltrona e si mise a piangere. Il giorno dopo rese con voce atona la sua deposizione.

Qualche giorno più tardi i giurati emisero il loro verdetto: “Non colpevole”.Tra grida di trionfo, accolto da una marea di fiori, Franz Murer lasciò il tribunale.

A Linz Wiesenthal fonda il Centro ebraico di documentazione

Il successore di Taracusio è un certo Essex. Questi  cerca di convincere Wiesenthal a trasferirsi in America, lì gente in gamba come lui può far carriera. Ma Wiesenthal se ne va.  All’inizio del 1947 annuncia la fondazione del Centro ebraico di documentazione.

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Simon Wiesenthal, Giustizia, non vendetta. La mia vita a caccia di nazisti.

Giustizia.. Wiesenthal

 

 

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