Storia di un’amicizia

Ci sono libri dal contenuto affascinante, straordinariamente importanti per accrescere la nostra conoscenza e  per la nostra formazione   ma che richiedono impegno e attenzione nella lettura, tempo, uno sforzo anche notevole per riportare alla memoria episodi e storie dimenticate, fare collegamenti,  documentarsi,  cercare  di capire.

Altri libri si leggono con quella commozione incredibile che fa salire le larime agli occhi ad ogni pagina. Ci ritrovi la vita come è, con le sue brutture ma anche con le storie  bellissime ed entusiasmanti come quella raccontata dal giornalista  Gian Franco Svidercoschi in “Il papa e l’amico ebreo”.

Karol Woityla, dettoLolek, cattolico, e Jurek, ebreo,  vivono a Wadowice, a sessanta chilometri da Cracovia. Frequentano lo stesso ginnasio ma il 1 settembre 1939, con l’invasione della Polonia da parte delle truppe naziste, le loro esistenze sono sconvolte.

Ventisei anni dopo, i due amici si ritrovano a Roma: Lolek, divenuto arcivescovo di Cracovia, partecipa al Concilio ecumenico, Jurek, ora ingegnere, abita in questa città.

“Un amico” si legge nel Libro dei Proverbi “vuole bene sempre/è generato per essere fratello nel tempo dell’avversità…” Jurek riuscì finalmente a confidarsi, a parlare on Lolek del peso tremendo che si portava dentro. E i due amici, nel ritrovarsi vivi, riscoprirono anche quel sentimento profondo che li aveva sempre uniti. Ma niente poteva più essere come prima. La loro amicizia, sopravvissuta agli orrori della guerra, era ormai una fratellanza umana e spirituale.

In quegli stessi giorni, il Concilio Vaticano II aveva cancellato l’accusa di deicidio che per venti secoli era rimasta addosso al popolo ebraico. Aveva deplorato gli odi, le persecuzioni e tutte le forme di antisemitismo. Aveva riproposto il “legame spirituale” che unisce indelebilmente cristianesimo ed ebraismo.

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Gian Franco Svidercoschi, Il papa e l’amico ebreo. Storia di un’amicizia ritrovata

Il papa e l'amico ebreo

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