La specificità ebraica

Il giorno 9 ottobre 1982, la sinagoga di Roma è gremita anche per la celebrazione della festa ebraica di Shemini Atzeret e per la cerimonia della benedizione ai bambini.

Marzano e Schwarz ricostruiscono l’attentato dal momento in cui, alle ore 11,55,  alcune raffiche di mitra vengono sparate contro le persone che cominciano ad uscire dal Tempio, provocando oltre a numerosi feriti la morte del piccolo Stefano Gaj Tachè.

Davanti alla sinagoga non vi sono né polizia né carabinieri sebbene siano stati dati ordini affinché venga garantita la sicurezza: non si è mai compreso il  perché di questa assenza.

…il commando –la cui composizione complessiva era e sarebbe rimasta incerta- aveva utilizzato bombe a mano F-1 di fabbricazione sovietica e mitragliette Mp-3 di fabbricazione polacca, fra le poche a poter sparare proiettili Makarov cal. 9, si trattava di armi, munizioni e bombe a mano “del tutto identiche a quelle usate per compiere analoga azione contro la sinagoga di Vienna”. Erano inoltre le medesime armi utilizzate dal commando che il 3 giugno 1982 aveva ferito l’ambasciatore israeliano a Londra, innescando la rappresaglia israeliana che avrebbe portato all’ invasione del Libano.

La magistratura francese propone un coordinamento con le autorità italiane per approfondire i collegamenti tra l’attentato di Roma e quello compiuto il 9 agosto ai danni di un ristorante ebraico di Parigi: emerge che le armi e le tecniche utilizzate sono le stesse.  Gli attentati di Parigi,  Roma, Vienna e Londra, sono riconducibili alla stessa mano, quella di Abu Nidal che, in guerra contro l’ Olp di Arafat,  ha interesse a screditare quest’ultimo di fronte all’ opinione pubblica in Europa.

Abu Nidal. E' stato detto che, senza di lui, il mondo sarebbe stato migliore.

 

 

 

 

 

Abu Nidal: è stato detto che, senza di lui, il mondo sarebbe stato certamente migliore.

Quel che appare  certo è che, per molti ebrei italiani, l’attentato è la conclusione di una violenta campagna di stampa; inoltre spesso  ebrei e Israele sono stati pericolosamente confusi.

Marzano e Schwarz riportano puntualmente il dibattito e le polemiche  seguite all’ attentato.

Durante la Guerra del Libano i mezzi di informazione hanno evidenziato, più che antisemitismo, scarsa professionalità e incapacità di interpretare e descrivere la realtà. Si è notata, in genere, una grandissima incomprensione della specificità della cultura e della storia ebraica, del vincolo che lega, anche se in modo non uniforme, il mondo ebraico.

Quella sostanziale incapacità di accettare la specificità ebraica, che Sartre aveva già qualificato come “antisemitismo democratico”, aveva antiche radici, riconducibili ai codici culturali con cui una parte rilevante della cultura europea di matrice illuminista aveva concepito l’emancipazione ebraica come veicolo e occasione per un pieno assorbimento –o cancellazione- delle diversità, testimoniando così di essere incapace di riconoscere diritti di cittadinanza piena agli ebrei senza nel contempo rigettare l’ ebraismo.

L’ex-parlamentare comunista Giorgina Arian Levi  dichiara di apprezzare l’apertura di un confronto interno al Pci che, più di tutti, è messo sotto accusa. Secondo lei, gli attivisti delle sezioni hanno dimostrato “di essere molto ignoranti sulla plurisecolare storia degli ebrei, sulle origini, lo sviluppo, e le varie tendenze politiche del sionismo  e infine sulla storia di Israele”, e hanno così sposato acriticamente le posizioni dell’Olp.

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Marzano-Schwarz, Attentato alla sinagoga. Roma, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia

2 Attentato alla sinagoga

Informazioni su Velia Loresi

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