Antisemitismo di sinistra

Nel 1982, il clima di tensione crescente sfocia in vere e proprie manifestazioni di intolleranza nei confronti della minoranza ebraica.

Il 25 giugno si tiene una manifestazione promossa dalle tre più importanti organizzazioni sindacali per protestare contro la guerra del Libano. Alcuni manifestanti arrivano a lasciare una bara davanti alla lapide che ricorda i caduti delle Fosse Ardeatine. L’episodio viene denunciato dal rabbino Elio Toaff il quale definisce i manifestanti “ben istruiti”. Luciano Lama, segretario della Cgil, risponde affermando che il sindacato è nemico intransigente di ogni forma di razzismo e antisemitismo.  Tuttavia è facile notare tra le righe uno sforzo di autocontrollo per non dimostrare risentimento per gli ebrei nel loro insieme. Le risposte di Pierre Carniti della Cisl e di Giorgio Benvenuto della Uil testimoniano maggiore cautela.

Prese di posizione a favore dell’Olp aumentano nel settembre, dopo i massacri di Sabra e Shatila da parte delle milizie cristiano-maronite, ma si svolgono senza che vi siano atti di ostilità nei confronti delle comunità ebraiche.

È opportuno distinguere tre fasi nella discussione pubblica: l’estate (prima di Sabra e Shatila); il periodo compreso tra la strage del 18 settembre e l’attentato del 9 ottobre; ciò che avvenne dopo l’attacco terroristico compiuto a Roma.

Rilevante, nel periodo giugno-settembre 1982, è l’appello “Perché Israele si ritiri” apparso su “La Repubblica il 16 giugno 1982, al fine di sostenere una convivenza pacifica con il popolo palestinese e firmato, tra gli altri, da Miriam Cohen, Natalia Ginzburg, Primo Levi, nel sogno di una realtà diversa e “pura”.

Primo Levi parte subito dopo per un viaggio ad Auschwitz  ed esprime sul “Secolo XIX” del 10 giugno la sua preoccupazione per una rappresaglia “sbilanciata”.

Ma l’ articolista cerca nel libro di Levi “Se questo è un uomo” una frase per concludere l’intervista e la scelta è piuttosto infelice: “A molti individui o popoli può accadere di ritenere più o meno consapevolmente che “ogni straniero è nemico”. Ma quando questo avviene, al termine della catena sta il lager.”

Interessa vedere in questo l’ansia di perseguire un  certo schema e di trovare una conferma dal lato ebraico dell’immagine stereotipata delle vittime che si trasformano in carnefici. Il 24 giugno, al ritorno dal viaggio in Polonia, in un articolo su “La Stampa”, Primo Levi afferma di provare sdegno per chi frettolosamente assimila i generali israeliani ai generali nazisti. In un intervista rilasciata a “Panorama” afferma senza esitazione che i raffronti tra il nazismo e le politiche israeliane lo hanno infastidito e non vi si riconosce. Tuttavia le sue dichiarazioni costituiscono una fonte cui attingere, anche forzando il senso delle parole, per ribadire la formula del popolo ebraico che da vittima si è fatto carnefice.

Gentiloni sul “Manifesto” del 29 giugno 1982 cita una frase tratta dal dialogo interiore di Mendel “ognuno è l’ebreo di qualcuno, perchè i polacchi sono gli ebrei dei tedeschi e dei russi”. A questa accosta un’altra frase,  che esprime il suo pensiero, senza virgolette: “E oggi i palestinesi sono gli ebrei degli israeliani”.

Va notato però come, col passare del tempo, quelle due frasi si siano fuse e le virgolette si siano spostate sino ad abbracciare tanto la frase originaria tratta dal romanzo quanto le considerazioni del recensore, cosicché chi oggi facesse una ricerca in rete le troverebbe connesse in un tutt’ uno spacciato come il pensiero autentico di Primo Levi. Grazie a un recente e attento lavoro filologico, sappiamo che Levi non disse e non scrisse mai la frase “oggi i palestinesi sono gli ebrei degli israeliani”.

Al dibattito seguito all’ appello partecipa anche Rossana Rossanda con l’articolo “Voglio essere ebrea”. La Rossanda contesta agli estensori dell’ appello il senso di appartenenza ad un gruppo separato. Rivendica di volersi sentire “ebrea” in virtù della sua adesione alla causa degli oppressi.

Rossana Rossanda

Rossana Rossanda

La storica Anna Rossi Doria è tra i pochi a comprendere, senza rigettarla, la specificità ebraica.

…invitava a ad accettare “la differenza tra chi è ebreo e chi non lo è”, a riflettere e discutere pacatamente sulla “specificità di tale differenza e sul suo legame –non esclusivo ma determinante- con la specificità dell’assassinio di massa”.

Anna Rossi DoriaAnna Rossi Doria

Per Natalia Ginzburg quella degli ebrei è una fisionomia di fragilità e tale deve rimanere, essi non devono diventare alleati del Potere”. La Ginzburg rivela così l’incapacità di tanta parte del mondo culturale di concepire la figura dell’ebreo se non in termini astratti, per stereotipi.

Di ben altro tono è l’articolo “Ma tu perché non firmi?” scritto da Giorgio Israel e apparso su “La Repubblica” del 15 luglio.

Non solo sollevò il problema dell’antisemitismo di sinistra e –più in generale- dell’incapacità delle culture politiche del movimento operaio di interpretare la questione ebraica se non in termini di pura negazione della differenza. Fu uno dei pochissimi a prendere sul serio le considerazioni della Balbi sulla pressante richiesta rivolta agli ebrei della diaspora – e a quelli di sinistra in particolare- a prendere le distanze da Israele. Con tono polemico descrisse il clima che in quei giorni vivevano, a suo dire, tanti ebrei:

“Devi dissociarti  -scrive Israel- se non vuoi essere coinvolto nella condanna. E perché devi dissociarti? […] Magari soltanto perché porti un cognome “riconoscibile” e sei, di conseguenza, identificato come uno di loro.”

Il legame emotivo di alcuni con Israele  diventa automaticamente una chiamata in correo: gli ebrei vengono considerati un blocco unico e indistinto.

Nella seconda metà di settembre sono evidenti segnali di una crescente ostilità antiebraica.

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Arturo Marzano-Guri Schwarz, Attentato alla sinagoga. Roma, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia

3 Attentato alla sinagoga

 

 

 

 

 

 

 

 

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