Attacchi contro le comunità ebraiche italiane

Oltre agli accostamenti tra sionismo e nazismo, come accennato, i primi anni Settanta videro anche il passaggio da un piano di critiche ad Israele ad un altro piano che con esso non aveva nulla a che fare, quello degli attacchi contro le comunità ebraiche italiane.

Episodi del genere accadono il 25 febbraio 1970 a Bologna, nel settembre del 1977 a Padova, nell’ ottobre del 1972, un mese dopo la strage di Monaco, a Torino.

Memoriale delle vittime all'Olympiapark di Monaco di Baviera nel 1972

Memoriale delle vittime all’Olympiapark di Monaco di Baviera

Nel 1976 la Gups pubblica un poster in cui si paragona la stella di David alla svastica nazista. Nel poster si accusa ingiustamente Israele del massacro di Tall Al Zaatar compiuto dalle milizie cristiano-maronite. Nello stesso anno, a settembre, vengono lanciate bottiglie molotov contro la sinagoga centrale di Roma.

Poster del GupsPoster del Gups

Si giunge così al 1982: ma già da dieci anni il territorio italiano è coinvolto anche nelle attività del terrorismo palestinese. È infatti nell’ agosto del ’72 che vengono fatti saltare in aria a San Dorligo della Valle 5 serbatoi dell’oleodotto Siot che porta in Europa il petrolio del Medioriente. L’episodio più grave avviene nel dicembre 1973 all’ aeroporto di Fiumicino: cinque terroristi assaltano un aereo della Pan Am e sequestrano un aereo della Lufthansa, provocando 32 morti.

Strage-di-Fiumicino 17 dicembre 1973Fiumicino, 17 dicembre 1973

È in questo contesto, in cui gli echi del conflitto mediorientale erano avvertiti con drammatica intensità sul suolo italiano, che maturò il cosiddetto “Lodo Moro”, ovvero l’accordo segreto tra Olp e Stato italiano che consentiva ai palestinesi di agire liberamente sul suolo della Repubblica a patto che non fossero compiuti attentati terroristici in Italia. Secondo il giudice Rosario Priore, che venne incaricato dell’istruttoria sulla strage di Fiumicino e che negli anni successivi si sarebbe a lungo occupato di terrorismo, l’attentato del dicembre 1973 fu la ragione per cui il governo italiano decise di scendere a patti con il terrorismo palestinese, così da “evitare che si ripetessero episodi del genere”.

Quando avviene l’attentato a Fiumicino, il 17 dicembre, un accordo è già stato concluso due mesi prima probabilmente al Cairo, il 19 ottobre 1973, in pieno svolgimento della Guerra del Kippur. Il cosiddetto “Lodo Moro” permette ai palestinesi di avere la più grande libertà in Italia ma consente anche ai servizi segreti israeliani di muoversi altrettanto liberamente per colpire: si potrebbe definire questo un atteggiamento di “doppiezza” più che di “equidistanza”.

…emergono due elementi certi. Il primo è che il governo italiano diede all’ Olp la possibilità di utilizzare l’ Italia come  zona franca per le proprie attività –su tutte il traffico di armi- in cambio della garanzia che non sarebbero stati compiuti attentati sul territorio italiano. Il secondo è che, come contropartita, l’ Italia lasciò sostanzialmente mano libera al Mossad perché questo potesse inseguire e colpire i terroristi palestinesi senza doversi preoccupare dei controlli che polizia e magistratura italiane avrebbero potuto fare.

Questa linea di equidistanza viene confermata nel momento in cui l’Italia vota contro la risoluzione  dell’assemblea generale delle Nazioni Unite n. 3379 del 10 novembre 1975 che definisce il sionismo una forma di discriminazione razziale. Oltre questo limite, l’ Italia continuerà a sostenere i diritti del popolo palestinese.

Ma nel 1976 Craxi porta il Partito socialista verso una posizione nettamente filo-palestinese. Nel 1982, le relazioni tra Italia e Israele mostrano un livello di tensione mai raggiunto prima.

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Arturo Marzano-Guri Schwarz, Attentato alla Sinagoga. Roma 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia

1 Attentato alla sinagoga

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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