Uno slittamento concettuale

Nella seconda metà degli anni Sessanta anche l’editoria comincia ad interessarsi dei palestinesi: Feltrinelli pubblica il primo volume che abbraccia apertamente la “causa palestinese”.

In tutto il mondo, i palestinesi divennero un simbolo della lotta anti-imperialista, a conferma del successo della strategia dell’OLP nel presentare la propria battaglia come parte di una lotta rivoluzionaria globale.

La sinistra extraparlamentare adotta il “mito” dei palestinesi i quali  divengono un punto di riferimento significativo per i giovani che simpatizzano e solidarizzano con le varie rivoluzioni nel mondo.

La prova più evidente di uno slittamento concettuale, linguistico e iconografico dal Vietnam alla Palestina la fornisce il periodico “Movimento studentesco”, stampato a Milano dagli studenti della Statale, che nel maggio del 1973 riprodusse sulle proprie pagine un poster della già ricordata Gups. In questo erano raffigurati un Viet Cong, con il cappello a punta, e un combattente palestinese, con la kefiah, mentre camminavano l’uno avanti all’ altro, in campagna, armati di un kalashnikov.

E sempre il periodico “Movimento studentesco”, due anni prima, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio, ha  mostrato su un’intera pagina l’immagine di Arafat con gli occhiali da sole e la kefiah.

ArafatYasser Arafat

La stampa, dunque, fa proprio il collegamento tra la lotta partigiana e quella condotta contro Israele. L’equiparazione tra partigiani e guerriglieri palestinesi da origine, con una scivolata di pensiero audace quanto inappropriata, al parallelismo tra il nazi-fascismo, contro cui hanno combattuto i partigiani, e Israele, contro cui combattono i palestinesi.

La kefiah dei fedayin diviene il capo d’abbigliamento preferito dai giovani. Nel teatro, uno spettacolo di Dario Fo  presenta Israele come un insediamento coloniale trasformatosi in Stato “a colpi di aggressioni militari”.

Si ha un crescente utilizzo di stereotipi provenienti dall’antiebraismo e dall’antisemitismo per connotare negativamente lo Stato di Israele e la sua politica nei confronti dei palestinesi.  Gradualmente, si tende a sovrapporre ebrei e Stato di Israele, e le critiche rivolte ad Israele finiscono per essere dirette anche contro gli ebrei.

Di tale fenomeno si trova riscontro sia analizzando le ingiurie scritte sulla carta stampata o sui muri , sia registrando il moltiplicarsi di atti violenti contro singoli ebrei italiani o contro luoghi riconducibili alle comunità ebraiche, fossero questi sinagoghe, centri di cultura, o cimiteri.

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Arturo Marzano-Guri Schwarz, Attentato alla sinagoga. Roma, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia

3 Attentato alla sinagoga

Informazioni su Velia Loresi

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