In maniera meno faziosa

In occasione della Guerra dei sei giorni, la maggior parte delle forze politiche italiane e la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana si schierano a fianco di Israele. All’ interno del governo c’ è divergenza di opinioni tra il ministro degli Esteri Fanfani, filo-arabo, e il vicepresidente Pietro Nenni che sostiene le ragioni di Israele.

Il compromesso tra le due posizioni fu raggiunto  grazie ad Aldo Moro. Fu lui, e non Fanfani, a rappresentare l’Italia nel dibattito che sulla questione arabo-israeliana si tenne all’ Assemblea generale delle Nazioni Unite il 21 giugno. Si trattò dell’ “apice della equidistanza italiana”: Moro riaffermò il diritto di ogni Stato all’ indipendenza politica, all’ integrità territoriale e alla protezione dalla minaccia e dall’ uso della forza, ma ritenne anche necessario affrontare la questione del ritiro israeliano dai territori occupati in vista di un assetto territoriale stabile condiviso dalle varie parti.

Aldo MoroAldo Moro

Tuttavia, quando, il 28 dicembre 1968, in risposta all’ attentato compiuto da un commando palestinese contro un Boeing della compagnia El Al in sosta all’ aeroporto do  Atene, Israele distrugge 13 aerei dell’aviazione civile libanese, Nenni è il primo a utilizzare, al posto di “profughi, l’espressione “popolazioni palestinesi”.

Nel 1973, dopo la Guerra dello Yom Kippur, l’ Italia continua nella sua politica di “equidistanza sbilanciata” in senso filo-arabo, senza tuttavia disconoscere il diritto di Israele alla sicurezza.

Ma qualcosa sta cominciando a cambiare e nel 1982, durante la guerra in Libano, l’opinione pubblica italiana è ormai orientata su una linea di condanna di Israele.

Già dalla fine degli anni Sessanta sorgono numerose associazioni. Alcune sposano la causa delle organizzazioni palestinesi e rifiutano il sionismo: Fatah, Fplp, Comitato per la solidarietà con il popolo palestinese, Gups (General Union of Palestinian Students).

Anche l’ estrema destra si pone su posizioni di sostegno alla causa palestinese, il suo appoggio è caratterizzato da un chiaro antisemitismo.

Altre organizzazioni si pongono in maniera idealmente imparziale e, pur essendo critiche nei confronti di Israele, ne riconoscono tuttavia l’esistenza come Stato. Va ricordato tra queste il Redis (Raggruppamento ebrei di sinistra). Alcuni rappresentanti del Redis partecipano il 9 e 10 marzo del 1968 all’ Assise dell’ebraismo progressista, a Parigi: si schierano a favore del riconoscimento “del diritto dello Stato di Israele e degli Stati arabi all’ esistenza nazionale e alla sicurezza”. All’ esperienza del Redis è legata la rivista “Quaderni del Medio Oriente” diretta da Arturo Schwarz.

Arturo SchwarzArturo Schwarz

Nel novembre 1969 nasce a Firenze il Cipmo (Comitato di iniziativa per la pace in Medio Oriente) con l’obiettivo di “favorire una soluzione politica giusta del problema medio orientale, basata sul diritto all’ autodeterminazione e autodecisione del popolo arabo-palestinese e di quello ebraico-israeliano.

Queste due tendenze (quella antisionista e quella favorevole all’ esistenza di uno Stato ebraico) pur essendo distanti sono tuttavia contigue. In effetti il Pci, pur dialogando strettamente con Fatah e non risparmiando critiche ad Israele, sostiene, almeno formalmente, il diritto all’ esistenza e alla sicurezza dello Stato. Rappresentanti dell’una e dell’altra tendenza partecipano alla Conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente che si tiene a Roma il 19 e 20 aprile del 1971. La stessa cosa avviene per la conferenza che si tiene a Bologna dall’ 11 al 13 maggio 1973: la condizione per parteciparvi è accettare una piattaforma riconducibile a quello che viene attualmente definito come principio dei “due popoli , due Stati”.

Bisogna ricordare, infine, tutte quelle attività culturali e associative che, in questi anni, si pongono apertamente a sostegno di Israele.

 L’Associazione Italia-Israele (Aii) nasce a Roma nel gennaio 1960 e a Genova si costituisce L’Associazione Amici di Israele.

A Milano, La Sinistra per Israele viene fondata da Giuseppe Franchetti.

Per molti anni l’associazione, pur talvolta critica nei confronti di Israele, avrebbe stampato ciclostilati, volantini e opuscoli con l’obiettivo di presentare la situazione in maniera meno faziosa di quanto – a suo avviso- non facessero le associazioni filo-palestinesi.

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Arturo Marzano-Guri Schwarz, Attentato alla sinagoga. Roma, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia

2 Attentato alla sinagoga

 

Informazioni su Velia Loresi

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