Gigantesca opera di rimozione

Con l’entrata in guerra dell’Italia, aumenta l’ isolamento degli ebrei: a causa delle difficoltà economiche e dell’ andamento non favorevole della guerra, essi diventano un facile capro espiatorio.

Il 6 maggio 1942 la circolare della Demorazza impone il lavoro obbligato agli ebrei tra i diciotto e i cinquantacinque anni. Ora gli ebrei, esentati dal servizio militare, non potranno più essere visti come dei privilegiati.

Diplomatici e i militari italiani sanno delle atrocità naziste e dell’opera sistematica di deportazione degli ebrei e nel gennaio del 1943 il governo italiano viene a conoscenza della soluzione finale: il segretario dell’ambasciata di Germania a Roma informa il ministero degli Esteri italiano che tutti gli ebrei d’Europa dovranno essere eliminati.

Saranno i rappresentanti diplomatici e i comandi militari italiani a dover affrontare il problema della richiesta dei tedeschi o dei collaborazionisti locali  di consegnare gli ebrei presenti nelle zone d’occupazione. Si contano atti di salvataggio ma non mancano episodi di indifferenza verso la sorte degli ebrei, di antisemitismo o di collaborazione alla persecuzione attuata dai tedeschi.

Solo il 9 febbraio 1944 viene pubblicato il regio decreto–legge n.25, Disposizioni per la reintegrazione nei diritti civili e politici dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati di razza ebraica.

Pietro Badoglio

Badoglio, come tanti italiani, noti e meno noti, ha un passato da far dimenticare. Forse per questo nel verbale della riunione del Consiglio dei ministri dell’8 dicembre 1943, a proposito del decreto relativo alla reintegrazione degli ebrei nei diritti civili, si legge che “il capo del Governo è dell’ avviso che non si debba parlare di “razza”, dato che nel nostro Paese nessuna discriminazione è mai esistita in tal senso ma soltanto la discriminazione di cittadini praticanti la religione ebraica”.

Probabilmente questo documento costituisce il primo atto pubblico della gigantesca opera di rimozione delle responsabilità italiane nella storia della persecuzione, che porterà i persecutori, i complici e i profittatori a passare indenni le sentenze della storia, e gli spettatori più o meno attivi di tale dramma a sentirsi a posto con la propria coscienza.

Cinque anni di antisemitismo renderanno drammatico il bilancio della Shoah  italiana: più di 7500 vittime.

L’ atteggiamento indifferente, connivente o favorevole di molti italiani tra il 1938 e il 1943, ne è il triste antefatto.

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Mario Avagliano-Marco Palmieri, Di pura razza italiana. L’Italia “ariana” di fronte alle leggi razziali.

3 Di pura razza italiana

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