Nel grande mare di silenzio della Chiesa cattolica

Nel 1939, l’indifferenza nei confronti delle conseguenze delle leggi razziali, si tramuta in ostilità verso gli ebrei. Questo si avverte nei luoghi pubblici e sui mezzi di trasporto, nelle aziende, tra i giornalisti e gli intellettuali, tra i militari, gli impiegati civili, tra le forze dell’ordine, nel mondo della cultura e persino dello sport.

Tra gli uomini di legge, un clima di consenso ideologico accomuna magistrati e docenti universitari. Pochissime le voci di opposizione. Domenico Riccardo Peretti Griva, presidente della Corte d’Appello di Torino, afferma in una sentenza del 5 maggio 1939 che le leggi razziali apportano restrizioni al pieno godimento dei diritti civili e politici concesso agli acattolici dalle leggi n. 688 e 735 del 1848 e n. 1159 del 1929.


Alessandro Galante Garrone con i fratelli Virginia e Carlo

Il primo a schierarsi con la Corte d’Appello torinese è Alessandro Galante Garrone, genero di Peretti Griva. Il giovane magistrato del Tribunale di Torino, di sentimenti antifascisti,… scrive una nota sulla “Rivista del diritto matrimoniale italiano”, giudicando la sentenza meritevole “di essere segnalata e meditata […]per la novità e la delicatezza delle questioni affrontate”.

Le sue osservazioni sono molto dure: “Salta agli occhi la singolarità estrema e senza precedenti di questo sistema, per cui la questione di appartenenza a una determinata razza (questione gravissima da cui dipendono i più gelosi diritti personali, famigliari e patrimoniali, e che si ricollega all’ accertamento di un vero e proprio stato personale, da porre accanto a quelli tradizionali)  […] viene risolta con un provvedimento ministeriale inoppugnabile, senza che neppure se ne conosca la motivazione, né sia dato in alcun modo di rimediare agli eventuali errori di fatto e di diritto […].

Tali inconvenienti non potranno essere eliminati se non restituendo all’ autorità giudiziaria quella competenza che le è stata sottratta in modo così imperfetto.

In tal modo sarà soddisfatta quella esigenza suprema  che è pur sempre la sicurezza del diritto”.

 Alessandro Galante Garrone

A Firenze Giorgio La Pira nel foglio “Principi”, supplemento alla rivista “Vita Cristiana”, afferma che “Gli uomini sono eguali”, anzi “fratelli”: “Tutti, senza distinzione alcuna”. Sarà accusato di antifascismo e filogiudaismo.

Giorgio La Pira

Il 2 marzo 1939 Eugenio Pacelli diviene papa col nome di Pio XII. Nelle sue parole non apparirà mai una condanna esplicita dell’antisemitismo.

All’ interno della Chiesa, uniche voci  contro il razzismo sono quelle dei vescovi della Sardegna che, nella Lettera Pastorale in occasione della Quaresima, manifestano la loro preoccupazione nei confronti di strane dottrine sul problema della razza che vanno sotto il nome di razzismo.

Un  piccolo sasso nel grande mare di silenzio della Chiesa cattolica sull’ antisemitismo negli anni successivi, che durerà sino alla fine della guerra.

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Avagliano-Palmieri, Di pura razza italiana. L’Italia “ariana” di fronte alle leggi razziali

4 Di pura razza italiana

 

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