In linea con le posizioni del regime

Nel settembre 1938, nei giorni successivi alla promulgazione dei primi provvedimenti  razziali, il giornale “La libre Belgique” pubblica le parole di papa Pio XI pronunciate  a Castel Gandolfo durante un’udienza privata e trascritte da Monsignor Louis Picard: “…L’antisemitismo è un movimento odioso, con cui noi cristiani non dobbiamo avere nulla a che fare…” Il discorso del papa circola in Europa pur se solo pochi possono venirne a conoscenza.

“L’Osservatore romano”, dal canto suo, quando può irride alle teorie razziste del regime. Il 16 ottobre, nell’ edizione domenicale, riportando un ironico articolo apparso due mesi prima sulla rivista “Fides”, scrive testualmente: “Gli ariani esistono allo stesso grado di consistenza degli Iperborei, dei Lillipuziani e dei Giganti danteschi. Sono, cioè, spiritose invenzioni di poeti e d’altri sapienti spiritosi”.

All’ interno del clero vi è indubbiamente un giudaismo di matrice cattolica che appoggia con decisione le leggi razziali, tuttavia, in molte città d’Italia, il clero si schiera decisamente contro il razzismo.

Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954

 Parole dure contro  i provvedimenti razziali sono quelle pronunciate nell’ omelia del 13 novembre 1938 dal cardinale di Milano Alfredo Ildefonso Schuster. Egli definisce il razzismo “una specie di eresia” e afferma che il mito razziale del XX secolo fa indietreggiare di due millenni la storia del mondo. A Bologna  il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, nel giorno di Natale dello stesso anno, prende apertamente posizione contro l’ antisemitismo.

Uno dei più coraggiosi nel criticare la deriva razzista del regime è padre Luigi Nicoletti, cosentino, seguace di Romolo Murri, già fondatore del Ppi a Cosenza prima dell’avvento del fascismo, che dirige il giornale diocesano “Parola di vita” e riprende con enfasi le intemerate del Papa e de “L’ Osservatore romano” contro l’ antisemitismo.

Anche sui prelati, però, il controllo e la reazione del fascismo è severa e la reazione contro padre Nicoletti lo dimostra. Nelle settimane successive il periodico “Calabria fascista” lo attacca frontalmente, accusandolo di Mentalità antifascista, come titola l’articolo dell’ 8 ottobre. E così il sacerdote il 30 novembre è costretto a dimettersi e viene trasferito al Liceo di Galatina , in provincia di Lecce.

Don Luigi Nicoletti

La direzione di “Parola di vita” viene assunta dal sacerdote Eugenio Romano e da quel momento “il periodico cosentino assumerà un tono più prudente, in linea con le posizioni del regime”.

Leggo su “Dire, fare, scrivere” n.171,  aprile 2020, da un articolo di Luigi Innocente:

Parola di Vita con spirito originale e con un forte impatto emotivo sfidava contemporaneamente il fascismo, locale e nazionale, e il clero più conservatore e i suoi eccessivi nazionalistici, che appoggiava ogni decisione posta in essere da regime, anche le guerre. Proprio in occasione della guerra d’Etiopia, a questi ultimi, don Nicoletti, con un duro monito diceva “La Chiesa c’insegna che la guerra è un gran flagello (…) Sappiamo, d’altra parte, che quando i poteri costituiti la dichiarano, noi dobbiamo ubbidire e fare tutto il nostro dovere. Ebbene, che c’entra tutto questo col presentare ai fedeli un Gesù guerrafondaio e spietato”.
Parole provocatorie verso un sistema fondato, paradossalmente, sull’ odio e sulle diseguaglianze, dette verso coloro i quali, usavano i precetti religiose per coinvolgere la popolazione ma altro non erano che una costola di una dittatura.

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Avagliano-Palmieri, Di pura razza italiana. L’Italia “ariana” di fronte alle leggi razziali.                                            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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