Erano davvero merce rara

Pensando alle Leggi razziali emanate nel luglio 1938, si tende a credere che esse non furono mai realmente applicate. Nel 1961 lo storico Renzo De Felice affermò nella sua “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo”  che, dopo l’emanazione delle leggi, se alcuni aderirono alla campagna contro gli ebrei per opportunismo, molti furono coloro che non approvarono i provvedimenti antisemiti.

La realtà, come risulta dai numerosi documenti, appare ben diversa. Al momento dell’adozione delle leggi non ci furono manifestazioni di rifiuto particolarmente significative quanto piuttosto un atteggiamento di timore e di pusillanimità’ misto ad una indifferenza passiva che contribuì a diffondere l’antisemitismo.

Vittorio Emanuele III firmò tutte le leggi antisemite varate dal fascismo e la Santa Sede, in buona sostanza, limitò la protesta alle norme sui matrimoni misti, temendo un vulnus al Concordato del 1929.

Alcuni pensarono che dovessero essere salvaguardati i diritti degli italiani e dei fascisti; molti si voltarono dall’altra parte ritenendo che la pressione nei confronti degli ebrei sarebbe sicuramente diminuita. In realtà dopo l’8 settembre 1943 accanto ad una rete di solidarietà, iniziò una vera e propria caccia all’uomo.

Scrittori e giornalisti come Giorgio Bocca, Indro Montanelli, Eugenio Scalfari, Enzo Biagi, Giovanni Spadolini alimentarono la campagna razzista e antisemita. Molti italiani ariani parteciparono a modo loro togliendo il saluto agli amici, applicando con zelo le norme persecutorie, impedendo agli ebrei l’accesso ai locali pubblici, giungendo alla delazione, alla violenza fisica, allo sfruttamento a proprio vantaggio della situazione.

L’esame delle relazioni dei fiduciari della polizia politica e del Minculpop, delle spie dell’ Ovra, dei prefetti e dei funzionari del Pnf sullo spirito pubblico, la lettura dei diari e delle lettere dei protagonisti dell’epoca, l’ascolto delle testimonianze successive e gli altri documenti utilizzati (come gli atti e la corrispondenza dei burocrati statali e locali) ci consegnano il ritratto di un’Italia da un lato in piena esaltazione fascista per via delle conquiste coloniali, dall’altro narcotizzata dalla propaganda e dalla repressione di regime dopo sedici anni di fascismo, di veline del Minculpop, di delazioni, di denunce anonime e di sentenze del Tribunale Speciale.

Un Paese in cui l’indignazione, la ribellione delle coscienze e il senso della vergogna per la menzogna della razza erano davvero merce rara.

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Maro Avagliano-Marco Palmieri, Di pura razza italiana. L’Italia “ariana” di fronte alle leggi razziali

1Di pura razza italiana

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