Il criterio dell’ insinuazione

Se finora gli scritti del negazionismo avevano la forma dell’ autobiografia o della testimonianza, con Robert Faurisson adottano la forma del saggio storico.

L’obiettivo di Faurisson è negare con forza l’esistenza delle camere a gas attraverso una rilettura ipercritica delle fonti. Egli sceglie con cura gli aspetti sui quali appoggiarsi per portare avanti il suo punto di vista tralasciando completamente tutto il resto, fino a un’interpretazione assurda e surreale dei fatti. Se non ci sono state le camere a gas, afferma, non c’è stato neppure il genocidio.

In altre parole, i morti non hanno parlato e i vivi, poiché sono tali, non possono essere creduti (altrimenti, se dicessero la verità, sarebbero morti).

Robert Faurisson

Robert Faurisson

Faurisson cerca testardamente di distinguere il vero dal falso, il suo metodo, che  è stato denominato dai suoi stessi alunni “Ajax” dal nome del detersivo, è basato sull’ interpretazione letterale del testo, decontestualizzato e fondato su un ipercriticismo interpretativo. La sua personale chiave di interpretazione è scelta come unico criterio in grado di smascherare tutte le mistificazioni ed egli appare ossessionato dall’ autenticità dei documenti. È giunto a raccogliere, nel volumetto “Le Journal d’Anne Frank est-il authéntique?” del 1978, argomenti confusi e contraddittori per sostenere che i diari sono stati contraffatti.

Il criterio dell’ insinuazione diventa lo strumento attraverso il quale separare e alienare il testo e la sua lettura dal lettore,da subito introducendo in quest’ ultimo il convincimento che il significato condiviso è il risultato non di un riscontro certo bensì della costruzione di un falso.

Col suo articolo pubblicato nello stesso anno sulla rivista “La défense de L’Occident”, in cui ricorda François Duprat morto in un attentato, il negazionismo non è più un fenomeno di nicchia ma diviene un argomento di cui parlano tutti i giornali e Faurisson utilizza ampiamente il diritto di replica.

Nel 1979  “Le Monde” pubblica una “Déclaration d’historiens” in cui Pierre Vidal-Naquet e Léon Poliakov rifiutano la richiesta di prove documentali affermando che il grande numero delle testimonianze rende incontestabile l’esistenza delle camere a gas.

Nel 1981 Faurisson subisce la prima condanna in un’aula giudiziaria e nel 1983 è condannato dalla Corte d’Appello di Parigi. Infine, il 13 luglio 1990 viene approvata la legge Gayssot che punisce il negazionismo.

E tuttavia nel 2006, durante una conferenza sul tema dell’Olocausto, tenuta a Teheran sotto gli auspici del presidente della repubblica islamica iraniana Ahmadinejad, Faurisson prende la parola per rivendicare le sue posizioni.

Autoincensandosi, di sé avrebbe poi detto e ripetuto di avere avuto il coraggio di condurre una battaglia ingrata, quella per la “verità”, e di averla vinta sulla base del fondamento scientifico delle sue affermazioni.

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Claudio Vercelli, Il negazionismo. Storia di una menzogna

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