Orgogliosi di essere ebrei

Febbraio 1940: Eva Geiringer e la famiglia si sistemano in un appartamento al numero 46 di Merwedeplein, ad Amsterdam. All’inizio la vita è abbastanza serena e Eva, dopo l’esperienza di Bruxelles,  trascorre due anni felici.

Nella grande piazza fa nuove amicizie. Tra le ragazze che conosce c’è Anne Frank, di un mese più piccola.

Sono molto diverse. Eva è vivace, gioca all’aperto, fa capriole nella piazza e corre in bicicletta. Anne, che proviene da Francoforte, è una ragazzina molto intelligente, legge riviste di cinema, inventa e racconta storie e siede nei caffé con le amiche.

“Se mi facevo delle amicizie, era grazie al mio semplice e a volte irruento entusiasmo per la vita. Anne, invece, attirava le persone tessendo una trama di storie curiose, bisbigliate a mezza voce, che implicavano il fatto che fosse un po’ più intelligente di tutti noi.”

Il padre di Anne, Otto, è un uomo cordiale a capo di un’azienda che produce un addensante per le marmellate. Possiede una macchina fotografica Leica con la quale scatta numerose foto alle figlie Anne e Margot.

Un’apparenza di normalità. Ma Hitler non mantiene la promessa di rispettare la neutralità dei Paesi Bassi. 

A maggio 1940 aerei tedeschi paracadutano 4000 soldati sulle basi aeree mentre a sud la 4° Panzer Division attraversa il confine. La popolazione giudaica viene censita e sulle carte d’identità appare una grande J per Jood, “ebreo”. Pappy deve abbandonare il suo lavoro.

“Per me e Heinz, e gli altri bambini di Merwedeplein, significava che non potevamo recarci al parco, camminare sulla spiaggia, viaggiare in tram, andare allo zoo, fare il bagno in piscina o andare al cinema.”

Dopo la Conferenza di Wannsee, il 20 gennaio 1942, Amsterdam cominciò a riempirsi di ebrei provenienti da altre parti dell’ Olanda costretti a reinsediarsi. Nel maggio di quell’anno, vidi che Mutti mi stava cucendo sugli abiti una stella di Daavia gialla. Non dovevo toglierla mai, né nasconderla tenendo il cappotto sotto il braccio. “Se un ebreo viene fermato e non mostra la stella, i tedeschi lo arrestano”, mi disse.

“Siamo degli emarginati!” gridai, con la paura e la frustrazione che mi ribollivano dentro, traducendosi in calde lacrime di rabbia. “No, Evi”, mi fece. “Detestiamo indossare questo distintivo, ma siamo comunque orgogliosi di essere ebrei…”

Luglio 1942: quando Heinz riceve l’invito a presentarsi per essere deportato in un campo di lavoro, i Geiringer comprendono che è arrivato il momento di separarsi e nascondersi.

Per quasi due anni rimangono nascosti presso famiglie disponibili ad ospitarli. Finché il giorno del suo quindicesimo compleanno, Anne e la madre vengono catturate e ritrovano  Pappy e Heinz in un grande edificio in mattoni, il quartier generale della Gestapo.

Eva Schloss

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Eva Schloss, Karen Bartlett, Sopravvissuta ad Auschwitz. La vera e drammatica storia della sorella di Anne Frank

 

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