Un interrogarsi, non una risposta

La prefazione del libro di Jacques Attali è notevole per l’amore che vi appare profuso verso tutto ciò che riguarda la cultura ebraica. L’autore cerca di dare di questa una definizione che ne chiarisca i molteplici aspetti.

Dunque l’ebraismo è innanzitutto un insieme di ricordi: il ricordo del padre che pregava nella sinagoga di Algeri e della madre che gli insegnava l’ebraico prima ancora del francese; il ricordo delle sinagoghe visitate tra cui quella di rue de la Victoire a Parigi dove egli ha celebrato il suo bar mitzvah; il ricordo di tante persone che non avevano in comune con lo scrittore se non la stessa discendenza.

L’ebraismo è anche una lingua, semplice apparentemente ma nella quale ogni lettera racchiude in sé un mondo.

L’ebraismo è un libro, la Torah, 

“testo martirizzato, in seguito bruciato e distrutto senza sosta”.

L’ebraismo è una teologia: i due principi sui quali poggia questa teologia sono una fede (La parola Dio non esiste. Dio è unico, eterno, astratto e inconoscibile, universale, enigmatico) e una missione (la passione per l’altro, il non ebreo; il desiderio di comprenderlo, di servirlo senza tuttavia perdersi in lui).

L’ebraismo è una pratica:

“la prima delle pratiche, quella che determina il resto, è l’obbligo di apprendere”.

L’ebraismo è un modo di pensare:

“…come la mitologia greca e molti altri testi sacri, l’ebraismo è prima d’ogni altra cosa un mettere in discussione la condizione umana, un interrogarsi sulla natura del tempo, della materia, dello spirito, e sulle condizioni della creazione dell’universo. Ma, a differenza di tante altre cosmogonie, non è un dogma: è un interrogarsi, non una risposta. Da ciò l’ossessione ebraica di dubitare, di non contentarsi mai di un’affermazione, neanche di quella del più colto dei rabbini; di discutere sempre, magari con Dio…”

L’ebraismo è una storia, in primo luogo mitologica: la prima parte della storia del popolo ebraico comincia con un viaggio, quello in Anatolia del pastore Evel, discendente di Noè. Qualche generazione più tardi, un discendente di Evel, Abram, riceve da un nuovo Dio, Elohim, l’ordine di credere in Lui e di cantare le Sue lodi.

L’ebraismo è, infine, per Attali, un enigma storico: in una veloce progressione  egli traccia la storia del popolo ebraico, un libro all’ interno del libro stesso.

Io non ho scritto questo libro da credente o da ateo. Io l’ho scritto da innamorato di una cultura, impregnato della sua pratica, affascinato dal carattere –che alcuni potrebbero trovare miracoloso- della sua sopravvivenza.”

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Jacques Attali, Dizionario innamorato dell’ebraismo

Dizionario dell'ebraismo

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