Caricati sui camion

 All’ alba del 16 ottobre 1943, soldati nazisti entrarono nel cortile del palazzo di via Portico d’Ottavia e bussarono alle porte. Sulla sinistra c’ era il deposito di stoffe di Settimio Calò.

 “Come tanti altri uomini quella mattina era andato a mettersi in coda all’ Isola Tiberina per fare rifornimento di sigarette. Al ritorno non ha trovato più sua moglie, Clelia Frascati, e i suoi dieci figli, dai ventidue anni ai sei mesi, oltre a un nipotino dodicenne che si era fermato a dormire da loro. Tutti deportati, tutti morti all’ arrivo ad Auschwitz.”

Più avanti abitava la vedova di Mosè Sonnino, Sara Moscati.

 “Sara, con tutta la famiglia Sonnino, si era nascosta a Capranica già prima del 16 ottobre. Ma proprio in quei giorni sua figlia Costanza, che era al nono mese di gravidanza, era tornata a Roma per partorire, lasciando a Capranica con il resto della famiglia il marito Vittorio Moscati e il figlioletto Giovanni di due anni.

Non era tornata nella casa dove abitava con i suoceri, in via dei Genovesi 25, ma in quella della madre al Portico d’Ottavia, dove aveva vissuto da ragazza e dove le tenne compagnia la sorella Speranza, con i suoi due figli, Giuditta di quattordici anni e Leone di dodici.

Speranza, sposata con Pacifico Sciunnach, non abitava lì ma in via di Santa Maria del Pianto 10, però quella notte si era fermata a Portico d’Ottavia con la sorella.

All’alba del 16 ottobre furono prese tutte e due con i due bambini e all’arrivo ad Auschwitz tutti furono inviati subito alle camere a gas.”

Pietra d’inciampo dedicata a Costanza Sonnino davanti al portone della Casa

E furono presi tanti altri, uomini, donne, bambini. La maggior parte di loro non fece più ritorno nella Casa.

 “Quando la razzia fu compiuta, la Casa rimase vuota e silenziosa. Alcuni erano riusciti a scappare, altri si erano già nascosti altrove prima di quel giorno, altri furono presi e portati al Collegio Militare. Erano in tutto diciotto nuclei famigliari, per un totale di un centinaio circa di persone. Ne furono arrestate trentacinque comprendendo quelle che non vi abitavano ma che vi si erano fermate a dormire la sera prima, come Celeste Vivanti e i suoi, come Emma Terracina, o come Costanza e Speranza Sonnino.

Tre uomini, due dei quali anziani, tredici donne di cui due incinte e ben diciannove bambini scesero le scale e uscirono su via del Portico d’Ottavia per essere caricati sui camion.”

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Anna Foa, Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del ’43

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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