Spietata caccia all’ uomo

 “La Casa ha quindi una storia complessa. La nascita attraverso la riaggregazione di edifici precedenti, le continue riedificazioni, i passaggi di proprietà, la destinazione ora ad abitazione di privati ora a parti accessorie del convento, tutto questo ne ha fatto un edificio asimmetrico, munito di anfratti, nicchie, deviazioni che la rendono insolita e misteriosa.

I due ballatoi la fanno assomigliare ad una casa a ringhiera, in passato ancor più di oggi grazie ai gabinetti situati sul ballatoio e sul cortile, ora scomparsi. La dissonanza fra il nobile loggiato rinascimentale e i due ballatoi rende ancora più singolare l’insieme senza nulla togliere al suo fascino.”

La vita nella casa al numero 13 di via di Portico d’Ottavia era bella e dolce ancorché povera nei ricordi di chi vi ha vissuto prima della guerra.

Le porte rimanevano sempre aperte e le donne portavano le macchine per cucire sotto le logge per lavorare e chiacchierare assieme. Tutti conoscevano tutti e i soprannomi erano utilizzati quasi sempre al posto dei nomi e cognomi.

I bambini andavano a prendere l’acqua alla fontanella o giocavano nel cortile quando non frequentavano la scuola ebraica oltre Ponte Garibaldi. Quelli più grandicelli andavano a dare una mano al banco o in negozio.

La maggior parte degli abitanti restò nella Casa anche dopo l’8 settembre del 1943. Ma il caos  ormai aveva preso il sopravvento e, oltre alla polizia repubblicana, bande di criminali in divisa e senza rubavano, uccidevano, si facevano pagare la taglia per ogni ebreo denunciato.

“Dei circa mille ebrei arrestati dopo il 16 ottobre a Roma, almeno la metà lo fu per mano dei fascisti, non dei tedeschi, e una grossa parte furono vittime di queste bande di irregolari. Con loro, tutto poteva accadere. L’avidità di guadagno, il capriccio, la crudeltà erano la norma nella spietata caccia all’ uomo condotta in primo luogo contro gli ebrei ma anche contro i partigiani e la gente comune…” 

27 dicembre 2013: Portico d’Ottavia 13, Roma

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Anna Foa, Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del ’43

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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