La strada che porta alla terra promessa

Non esiste una battaglia definitiva, ma piuttosto una lunga serie di decisioni da prendere, di ricadute, di riforme. La guerra apocalittica fra “il popolo di Dio” e i suoi “nemici” nell’ Esodo è fuori posto. L’ assolutezza è ostacolata efficacemente, penso, dal carattere stesso del popolo, pauroso, cocciuto, litigioso e, al tempo stesso, capace di stringere alleanze.

Alcune tra le ultime riflessioni di Michael Walzer nel suo libro “Esodo e rivoluzione”

l’ oppressione del Faraone, la liberazione, il Sinai e Canaan sono ancora tra noi, poderosi ricordi che modellano le nostre percezioni  del mondo politico. La “porta della speranza” è sempre aperta; le cose non vanno come potrebbero –anche quando non vanno completamente all’ opposto di come dovrebbero. Questo è un tema centrale nel pensiero occidentale, sempre presente anche se elaborato in molti modi differenti. Noi crediamo ancora, o almeno molti di noi credono, in quello che l’ Esodo voleva insegnare, o in quello che si è comunemente pensato che volesse insegnare, sul significato e la possibilità della politica e sulle sue giuste forme:

-primo, che ovunque si viva, probabilmente si vive in Egitto;

-secondo, che esiste un posto migliore, un mondo più attraente, una terra promessa;

-e terzo, che “la strada che porta alla terra promessa attraversa il deserto”. L’unico modo di raggiungerla è unirsi e marciare assieme.  ++++++++

Michael Walzer, Esodo e rivoluzione

 

Informazioni su Velia Loresi

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