Dal suolo fecondo dell’ emozione umana

Il saggio di Saverio Campanini sull’ opera di Gershom Scholem “La Stella di David” mi ha aiutato moltissimo, con le sue riflessioni, nella comprensione di uno scritto la cui lettura  sarebbe risultata, probabilmente,  per me, più ostica e forse più difficile da portare a termine.

Penso, in particolare, all’ idea di simbolo nel saggio di Scholem. In una sintesi estrema, si può dire che il simbolo individuale deve trovare il suo nutrimento nel terreno fertile del sentimento. Senza questo, il simbolo rimane solo un materiale grezzo e inerte.

” I simboli nascono e si sviluppano dal suolo fecondo dell’emozione umana. Se l’universo in cui egli vive ha per l’uomo un significato spirituale, se le sue relazioni con il mondo circostante sono condizionate da esso, allora, e solo allora, tale significato si cristallizza e si manifesta in simboli. Una realtà priva di tensione, che all’ occhio dell’osservatore non possieda intenzionalità propria, non può parlare all’ uomo nel linguaggio dei simboli. È un mondo muto, informe. Occorre un alto grado di tensione per cristallizzare i variegati fenomeni di questo mondo in forme semplici, univoche e caratteristiche. Nei simboli si riversa qualcosa del mistero dell’uomo: il suo stesso esistere chiede espressione concreta. I grandi simboli servono a esprimere l’unità del suo mondo.”

A sua volta, il simbolo collettivo può esprimere il mondo di un popolo solo se ‘caricato spiritualmente’.

Un vero simbolo non deve avere bisogno di spiegazione o commento ma, come un’illuminazione, viene immediatamente identificato con il gruppo, la comunità alla quale si riferisce (ricordiamo la svastica o la croce). 

 “Se ciò è vero per l’individuo, lo è ancor di più per i simboli di un gruppo, di una comunità o di un popolo. Un simbolo che esprime il carattere di una comunità racchiude tutto un mondo. Ogni elemento di tale mondo può diventare un simbolo, se solo possiede qualcosa della “carica” spirituale, dell’eredità intuitiva che conferisce al mondo un senso, gli dà un carattere e ne rivela il mistero.”

  Solo l’adesione emotiva della comunità trasforma il simbolo in qualcosa di legittimo.

Ora, l’ esagramma non ha un radicamento forte nella tradizione ebraica. Per alcuni era simbolo dei contenuti religiosi dell’ebraismo; per altri poteva riferirsi al regno di David: altri, infine,  identificavano la Stella come segno di armonia e pace.

Ma ecco l’afflato, l’humus, il ‘qarqà sul quale poggia la legittimazione: è la storia che ‘rende’ ebraico il simbolo dell’esagramma. Le sofferenze subite dagli ebrei nel corso dei secoli, le persecuzioni del nazismo, la lotta per Eretz Israel, “l’Histoire avec sa grande grande Hache”, secondo la definizione dello scrittore Georges Perec, la Storia con la Scure (o meglio, l’ascia) che taglia e fa rinnovare la vegetazione legittimano il Magen David, lo Scudo sulla bandiera di Israele.

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Gershom Scholem, La Stella di David. Storia di un simbolo, A cura di Saverio Campanini (Lo scudo di Scholem e altre costellazioni) e Elisabetta Zevi 

Informazioni su Velia Loresi

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