Uno scienziato giovane e carino

Dopo l’affermarsi del nazismo, Elias Canetti si spostò prima a Parigi dove vivevano la madre e il fratello Georges, poi a Londra. Qui, per molti anni, lo scrittore si dedicò alla sua opera Massa e potere (1960) in cui giunse a delineare i principi che stanno alla base del potere. Hitler viene descritto come un paranoico attratto irresistibilmente dalle masse che da lui erano affascinate.

Nella Autobiografia, pubblicata tra il 1977 e il 1985, considerata una delle opere più intense della letteratura del Novecento,  Elias  parla del suo amore per la lettura trasmessogli dalla madre.

Georges, Veza, Elias Canetti

Le lettere di Elias , quelle di Veza e quelle, meno numerose, del fratello, sono state ritrovate nel 2013 nella cantina dello stesso Georges Canetti e riunite in una specie di romanzo epistolare che va  dal 1933 (quando Elias Elias ha 27 anni e Veza ne ha 36) fino al 1959.

Veza (il cui vero nome è Venetiana Taubner-Calderon) si strugge per il cognato Georges e gli scrive lunghe lettere appassionate nelle quali parla delle difficoltà economiche soprattutto nel periodo della seconda guerra mondiale (spesso è costretta a chiedergli un aiuto), degli scritti del marito, delle amanti di lui, in particolare di Friedl, della gestazione della Blendung e dell’ansia in attesa delle critiche sui giornali, che saranno comunque molto positive. Parla anche di sé, naturalmente.

Veza a Georges 2 maggio 1946

Io sono talmente pigra, che non mi dà nessun fastidio stare sempre seduta, sono solo un’ebrea spagnola grassa e pigra.

Veza ha una lieve menomazione fisica e, inoltre, le privazioni del periodo di guerra hanno contribuito a sciupare la sua bellezza.  Scrive al cognato, un mese dopo:

Veza a Georges

2 giugno 1946

Io ho avuto una brutta bronchite e ce l’ho ancora, ma non appena sono stata in grado di muovermi ho pensato a come devi sentirti tu, che hai vent’anni di meno e sei bello, con tutte le tentazioni alle quali è esposto uno scienziato giovane e carino. Io almeno non ho tentazioni, neanche minime.

In quest’ultima lettera trovo trovo un’annotazione che considero interessante.

…la mia cara zia Olga è stata portata nella camera a gas con i suoi figli e nipoti, otto di numero, che sono stati assassinati sotto i suoi occhi…

Dunque, nel 1946 si sapeva (un’ulteriore conferma), si conosceva l’orribile verità, la sorte degli ebrei nei campi di concentramento nazisti.

Ma già, in una lettera precedente, Veza mostra di sapere ciò che era accaduto.

Veza a Georges  5 ottobre 1945

Scrivi di te, Beniamino (l’amato Georges), le tue parole sono dolci come la tua voce, e rinfrescano il fuoco ardente che le vittime gasate di Belsen hanno lasciato nel mio.

Veza Canetti

Di Veza Canetti si ricorda  il romanzo autobiografico Le tartarughe (Die Schildkröten): nella Vienna occupata dalle truppe naziste, Andreas ed Eva decidono di fuggire e si rifugiano a Londra.

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Veza ed Elias Canetti, Lettere a Georges 

 

Informazioni su Velia Loresi

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