Amava distinguersi raccontando barzellette (Max)

Joachim Holbek possiede, nel ricco quartiere di Tiergarten a Berlino, due solidi edifici, abbelliti da colonnine e fregi.

Gli stabili hanno due ingressi, uno per i proprietari degli appartamenti, l’altro per la servitù. Nel  suo grande appartamento, la signora Holbek si dedica alla gestione della casa.

Tutto sarebbe perfetto se, tra gli inquilini, non ci fosse il farmacista Max Dreksler, ebreo e, per di più, dalla lingua terribilmente sciolta. Una persona poco affidabile, dalla quale è bene tenersi lontani.

E non solo. La signora Holbek sa che nella farmacia di Max Dreksler si vendono quei prodotti proibiti che le giovani coppie utilizzano per non avere bambini.

 La signora Holbek sa per certo che una donna non può sottrarsi ai dolori e alle sofferenze femminili.

Berlino, Quartiere di Tiergarten con l’omonimo parco

 Gli inquilini di Holbek non erano meno solidi dei suoi immobili. Berlinesi di antica data, facoltosi, tutti d’un pezzo.

La sola eccezione era Max Dreksler, che aveva una farmacia in uno degli stabili, all’angolo della strada. Quel farmacista in cui tutto luccicava –le lenti del pince-nez, i baffi e i capelli neri, le scarpe e gli anelli, la spilla da cravatta, i gemelli da polso, la vetrina del negozio e le merci esposte- era ebreo, l’unico fra gli inquilini di Holbek.

E, come spesso succede quando un ebreo è solo in mezzo a gentili, Max Dreksler amava distinguersi raccontando barzellette ai suoi vicini cristiani.

Ogni volta che andava a casa di Joachim Holbek per pagare l’affitto o chiedere qualche riparazione nella farmacia, snocciolava battute a getto continuo, soprattutto storielle ebraiche nelle quali figuravano quasi sempre un signor Kohen e un signor Levi. E nonostante il farmacista pagasse sempre l’ affitto a tempo debito e tenesse il negozio pulito e curato, sicché non si poteva assolutamente rimproverargli nulla, Joachim Holbek non lo considerava una persona davvero affidabile, era un’ eccezione fra tutti i suoi inquilini. Ciò era in parte dovuto al suo ebraismo, ma ancor più alla lingua troppo sciolta.

Perché, se per qualcosa si distingueva la famiglia Holbek, non era certo per il senso dell’ umorismo.

Joachim Holbek, un uomo corpulento e affabile, amava farsi ogni tanto quattro risate, perciò concentrava tutta l’ attenzione di cui era capace la sua testa quadrata dai capelli a spazzola sulle barzellette di Max Dreksler. Quando, dopo grandi sforzi, riusciva ad afferrare una battuta, sghignazzava rumorosamente, a volte fino alle lacrime, che gli colavano dagli occhi strabuzzati e acquosi.

 Ma più spesso non capiva. Al momento cruciale, quando Dreksler si fermava in attesa di uno scoppio di ilarità da parte dell’interlocutore, Joachim Holbek si limitava a spalancare gli occhi pieni di una perplessità ottusa da bovino satollo.

“Sì, sì, è la vita, signor Dreksler…” diceva con filosofia per cavarsi da quella situazione imbarazzante.

Le storielle di Max Dreksler riscuotevano ancor meno successo con la signora Holbek, una dama dai capelli lisci e ben pettinati e un corto naso all’ insù, sul quale campeggiava sempre un pince-nez appeso a un cordoncino che le conferiva un’aria d’ importanza.

Berlino, Parco di Tiergarten  

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Israel Joshua Singer, La famiglia Karnowski

Informazioni su Velia Loresi

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