Il suo dispiacere per il comportamento degli amici (Efraim)

Recensendo sul “Foglio” dell’11 maggio 2013 il libro “La famiglia Karnowski”, Nicoletta Tiliakos fa alcune interessanti osservazioni. Vorrei sottolineare in particolare questa definizione:

La famiglia Karnowski “…è anche il romanzo dell’amore tradito degli ebrei verso la Germania”.

Israel Joshua Singer

E più avanti leggo:

“La molla che muove il capostipite David è il desiderio di sentirsi parte di un mondo evoluto e colto e Berlino aveva sempre rappresentato per lui la cultura, sapienza, nobiltà, bellezza, luce attingibili solo in sogno”.

Quando, al tempo della Prima Guerra Mondiale, gli ebrei di origine russa vengono sospettati di spionaggio e tradimento, inizia una spaventosa espulsione di massa verso l’interno della Russia. Più di mezzo milione di ebrei residenti lungo la linea del fronte vengono arrestati, deportati, rinchiusi nei pogrom. (Serena Tiepolato: “Le espulsioni di massa degli ebrei russi durante la Grande Guerra (1914-1917).

David Karnowski non comprende. Cerca aiuto presso i suoi amici ma tutti gli voltano le spalle. Allora si rifugia nella bottega del vecchio  Efraim Walder.

Quando ricevette l’ ordine di presentarsi alla polizia, dove gli annunciarono che presto sarebbe stato internato in un campo con tutti gli altri russi, David Karnowski fu profondamente amareggiato.

Non riusciva a concepire che potesse accadere una cosa del genere. A lui? Lui che era fuggito dall’ ignoranza e dall’ oscurantismo dell’Est per la cultura e i lumi dell’Ovest? Lui che parlava un tedesco impeccabile ed era membro del consiglio d’amministrazione della più grande sinagoga di Berlino? Un erudito che sapeva tutto  su Moses Mendelssohn, Lessing e Schiller? Un onesto commerciante proprietario di uno stabile in città, padre di figli nati nel paese, arrestato insieme alla volgare plebaglia?

Dapprima si rivolse al suo amico rabbino, il dottor Spayer. Andasse lui, il rabbino di una rinomata sinagoga, a spiegare là dove era il caso, chi era David Karnowski. Ma il dottor Spayer aveva paura anche solo di parlare con l’ amico nella cui casa per anni si era recato a discutere di religione e filosofia.

“Siamo in guerra, mio caro Karnowski,” rispose freddamente “non posso immischiarmi”.

“Ma sapete bene che genere di russo sono!” rispose David Karnowski costernato. “Che ne è del precetto di riscattare i prigionieri?”.

“La legge dello Stato è legge,” rispose il dottor Spayer citando le parole dei Maestri “ non mettetemi in imbarazzo, signor Karnowski”.

Karnowski lasciò la casa del rabbino senza un arrivederci.

Il professor Breslauer non gli riservò un’accoglienza migliore.

“Quando rombano i cannoni le muse tacciono,” gli disse “mi dispiace molto, ma siamo in guerra…”.

David Karnowski andò a far visita a reb Efraim Walder.

Non per cercare un appoggio, dato che il vecchio non aveva alcun potere presso le autorità, solo per sfogare l’amarezza che provava nei confronti dei suoi buoni amici ‘maskilim’. Passando per la Grosse Hamburgerstrasse e la piazza della sinagoga, davanti al piccolo memoriale di Moses Mendelssohn alzò gli occhi neri verso il filosofo di bronzo che lo aveva condotto nella città della cultura e dei Lumi. Una bella progenie ha lasciato dietro di sé, pensò amaro Karnowski. Uomini saggi e virtuosi, non c’è che dire!

Deportazione degli ebrei di origine russa

Mentre si avvicinava allo Scheunenviertel incrociò un gruppo di prigionieri scortati dalla polizia. Al loro passaggio la gente agitava i pugni, qualche donna sputava.

“Abbasso i maledetti russi!” si sentiva urlare . “A morte la cricca zarista!”

Qualcuno lanciava sassi o immondizie. In mezzo a quella plebaglia assetata di sangue, Karnowski non si sentiva al sicuro. Affrettò il passo e imboccò la Dragonerstrasse. Nella bottega di Efraim Walder erano esposte bandiere austriache e ritratti dell’imperatore. Jeannette faceva buoni affari con quegli articoli, che gli ebrei galiziani compravano in quantità. Come al solito reb Efraim Walder, immerso nei suoi libri, studiava e scriveva.

“Siate il benvenuto, rabbi Karnowski!” lo accolse posando la penna d’oca. “È tanto tempo che non ci vediamo. Sedetevi”-

David Karnowski rimase in piedi.

“Non dimenticate che per via della guerra siamo nemici,” disse pungente “se avete paura, rabbi Efraim, me ne vado immediatamente”.

Reb Efraim sorrise nella barba grigia.

“La paura è una caratteristica della plebe, non si addice a un pensatore ed erudito” rispose.

David Karnowski si sedette e diede sfogo a tutto il suo dispiacere  per il comportamento degli amici che avevano preso le distanze da lui in modo tanto vile.

Reb Efraim Walder non si stupì. Vecchio e ricco di esperienza, nel corso della sua lunga vita aveva già visto e sentito tutto, e prendeva ogni cosa con filosofia, le debolezze umane, l’ ingratitudine e perfino la guerra.

“Dal primissimo conflitto, quando Caino l’invidioso uccise il fratello Abele nei campi, la guerra non si è mai fermata neppure un giorno.  Voltaire, filosofo modesto ma uomo perspicace, l’ha esposto molto bene in una delle sue opere di cui non riesco a ricordare il titolo, rabbi Karnowski”.

Con la massima tranquillità, come se nel mondo non stesse succedendo nulla, reb Efraim tirò fuori una pila di fogli manoscritti e si mise a leggere a  Karnowski le nuove intuizioni che gli erano venute in mente per l’opera della sua vita.

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Israel Joshua Singer, La famiglia Karnowski

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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