E’ da lui che accorrono da ogni parte (Solomon)

 Lea non si è mai abituata alla grande città. I suoi soli amici sono Solomon e Ita Burack, commercianti, che provengono dallo stesso paese di Lea, Melnitz. Va a trovarli quando David è fuori Berlino per i suoi affari. Il marito non approverebbe, non considerava i Burak alla sua altezza neppure quando abitava anche lui a Melnitz.

Ma Lea viene accolta con affetto ed è felice di assaggiare gli gnocchi in brodo di pesce preparati da Ita, assieme ai dolcetti al papavero o al miele.

Soprattutto, può parlare la sua lingua ed ascoltare le notizie che vengono dal paese natale, gesticolare, ridere. E nel negozio di Solomon Burak si sente a casa.

 Il più svelto, vivace ed elegante di tutti è Solomon Burak, il proprietario dl negozio. Snello, biondo, con un abito inglese a quadretti, la cravatta rossa e il fazzoletto di seta nel taschino della giacca attillata, un grosso anello a sigillo all’indice della destra, sembra più un commediante tedesco o il direttore di un circo che il padrone di un emporio non lontano dal quartiere ebraico.

Il suo tedesco è tipicamente berlinese, con la pronuncia e il sapore della lingua di strada, ma dal suo modo di fare brioso e agitato traspare l’ebreo, e non tanto l’ebreo tedesco, quanto l’immigrato dall’ Europa orientale. Si sposta come un vortice all’ interno dell’ampio negozio, aprendosi un varco attraverso la folla compatta delle donne, ed è sempre ovunque.

“Soldo più, soldo meno,” mormora a commessi e commesse “l’ importante è vendere! Voglio vedere movimento”.

Questo era stato il suo principio fin dal primo giorno quando, giovanissimo, aveva lasciato Melnitz per andare a fare il venditore ambulante nei paesini tedeschi con un fagotto di mercanzia. L’ aveva mantenuto anche più tardi, quando aveva aperto un negozietto di confezioni con pagamento a rate nella Linienstrasse, in pieno quartiere ebraico. E allo stesso principio si attiene oggi, benché abbia lasciato il rione polacco-galiziano da un pezzo per aprire il gigantesco emporio sulla Landsberger Allee.

Berlino, Landsberger Allee

Ama il suo mestiere. Acquista enormi partite di merce, più sono grandi meglio è. Compera articoli di fine serie, fuori moda o di scarto, giacenze rimaste dopo fallimenti o incendi, tutto ciò che è a buon mercato. Acquista a basso prezzo e rivende a basso prezzo. Accetta pagamenti in contanti, in cambiali, a rate. Ma benché abbia lasciato la Linienstrasse e la sua clientela sia tutta di gentili, non nasconde le proprie origini, come fa invece la maggioranza dei commercianti ebrei del quartiere. Il suo nome ebraico spicca a grandi caratteri sull’ insegna…….

I negozianti ebrei del vicinato, berlinesi da generazioni e perfettamente assimilati, sono infastiditi da Solomon Burak. Non tanto per la concorrenza che fa vendendo a straccia mercato, ma per aver introdotto l’ebraismo orientale nella germanica Landsberger Allee. Non sopportano il nome Solomon, sbandierato sulla sua insegna a caratteri cubitali e terribilmente chiassosi.Lo considerano un’arroganza ebraica che può solo irritare i gentili….

Solomon Burak si fa grasse risate dei vicini. Non vede proprio cosa ci sia di male nel suo nome. Non capisce neppure che cosa abbiano contro i suoi commessi di oltre frontiera.

Nel suo tedesco di strada, imparato all’epoca in cui faceva l’ambulante, pieno di frasi fatte, volgarità ed errori, condito con lo yiddish di Melnitz ed espressioni ebraiche, dimostra ai vicini seccati che col suo “Solomon” ha più successo di loro che impiegano commessi tedeschi credendo di gettare fumo negli occhi. Benché si chiami Solomon, è da lui che accorrono da ogni parte le donne e le ragazze gentili, perché la sua merce costa qualche Pfennig in meno.

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Israel Joshua Singer, La famiglia Karnowski.

 

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