La sua bellezza esteriore non è vana (Lea)

Mentre David Karnowski si adatta rapidamente alla nuova vita, la moglie Lea non riesce a farsi nuove amicizie tra le signore che frequentano la sinagoga ed è preda della malinconia ogni volta che pensa al suo shtetl e alla famiglia in Polonia.

Vive a Berlino ormai da diversi anni ma non parla bene il tedesco e, se il marito si appassiona per la cultura ed è entusiasta della nuova edizione del Midrash Tankhuma, Lea appare  veramente felice solo assieme al figlioletto Moyshele Georg.

Dopo aver portato il thè e lo strudel in salotto dove David ha accolto i suoi amici, Lea, nonostante sia stata molto lodata per la sua bellezza e le sue virtù, si sente quasi una servetta e si allontana mortificata.

Si rassetta il vestito, sistema i capelli scompigliati ed entra nello studio del marito per servire un rinfresco a lui e ai suoi ospiti. Sono tutti uomini, e molto più anziani di David. Indossano giacche scure che arrivano alle ginocchia e camicie di un candore abbagliante. Molti portano gli occhiali. Tra loro c’è un vecchio dai capelli bianchi come la neve che gli ricadono sulle spalle, e barba, baffi e sopracciglia altrettanto candidi che incorniciano un allegro viso rubizzo con un paio di lenti dalla montatura d’oro posate sul naso corto e carnoso. L’uomo ha sul capo una piccola kippah e fuma una lunga pipa di porcellana che gli conferisce un’aria da rabbino polacco, o perfino da rabbino hassidico, ma invece si esprime in un tedesco forbito ed è professore.

“Buonasera, professore!” dice Lea arrossendo.

“Buonasera, figliola, buonasera”! risponde il professor Breslauer, mentre il suo volto infantile s’illumina nella candida selva dei capelli e della barba. Poi Lea saluta gli altri uomini che, nonostante si vestano come gentili, si radano la barba e parlino tedesco, portano scritto in fronte il loro passato di studenti di yeshivah. Il loro modo di fare però è ostentatamente laico e cerimonioso. Si rivolgono alla signora Karnowski con una cortesia esagerata.

“Buonasera, gentile signora!” dicono inchinandosi goffamente. “Come sta?”.

Ciascuno di loro estrae dalla tasca una piccola kippah, se la posa sul capo per recitare la benedizione sul rinfresco, e subito dopo se la toglie. Recitano la formula a voce molto bassa, mormorando appena a fior di labbra. Il professor Breslauer invece la pronuncia a voce alta. E con lo stesso tono si complimenta con la signora Karnowski per lo strudel fatto in casa che accompagna il tè.

“Siete un’ artista dei dolci!” la loda. “Saranno sessant’ anni che non assaggio un autentico strudel ebraico. Avete sposato La donna ideale, signor Karnowski”.

Berlino, Museo ebraico

Gli altri ospiti assentono con un timido cenno. L’unico a superare il professor Breslauer in fatto di complimenti alla signora Karnowski” è il rabbino, il dottor Spayer. Passandosi la mano sulla barbetta a punta, la copre di lodi non solo per lo strudel ma anche per la sua bellezza.

“La degnissima signora Karnowski” dice “è addirittura superiore alla donna ideale dei Proverbi. Infatti riguardo ad essa è scritto che la grazia è una menzogna e la bellezza è cosa vana, solo le sue virtù sono lodate. Ma la signora Karnowski possiede tutte le qualità, la sua bellezza esteriore non è vana e procede mano nella mano con le sue virtù morali, miei cari signori.”

Il professor Breslauer è deliziato.

“Siete un vero donnaiolo, mio caro rabbi Spayer,” lo ammonisce levando un dito “lo riferirò a vostra moglie…”.

Tutti sorridono, godendosi quell’ intermezzo frivolo dopo le dotte discussioni di Torah e filosofia. Ma non il padrone di casa, David Karnowski. Benché sia il più giovane di tutti e il suo viso emani vitalità ed energia, non gradisce i discorsi oziosi; solo la cultura lo appassiona. Non vede l’ora di raccontare ai suoi ospiti di un esemplare raro che ha scovato nel negozio di reb Efraim Walder, il libraio della Dragonerstrasse, e non sopporta di perdere tempo a chiacchierare con una donna.

“Sapete, signori,” li interrompe “ho messo le mani su un’antica edizione del Midrash Tankhuma, pubblicata nell’ anno…”.

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Israel Joshua Singer, “La famiglia Karnowski”, 1943

Informazioni su Velia Loresi

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